Acqua, bene finito: agricoltura e zootecnia biologica sono parte della risposta

Una telefonata di un ascoltatore a una trasmissione radiofonica dà il là ad alcune riflessioni: “perché si parla di emergenza quando abbiamo assistito a un inverno secco, con scarse piogge e nevicate che avrebbe portato ad una tarda primavera ed estate in debito d’acqua“?

La situazione di Roma è eclatante, ma anche altre parti d’Italia sono sofferenti, dalla Puglia, all’Emilia-Romagna, la Lombardia, ma si stima che almeno 10 regioni chiederanno lo stato di emergenza e calamità naturale.
Regioni diverse, stesse preoccupazioni: esigenze quotidiane della popolazione e delle attività lavorative e poi danni all’agricoltura e alla zootecnia.

Molte personalità eccellenti come scienziati, storici, saggisti ne stanno discutendo, restituendoci un quadro urgente e allarmante del problema.
Partiamo da un presupposto fondamentale, come ci ricorda lo storico e saggista Piero Bevilacqua: viviamo in una sorta di illusione ideologica che ci fa sembrare infinito lo sfruttamento delle risorse naturali a causa dell’idea di uno sviluppo senza fine.

Invece la situazione è ben diversa. La continua edificazione dei nostri territori li impoverisce, distrugge le aree boschive preziose per la salute delle falde acquifere, oltre a rappresentare delle vere e proprie barriere anti calore (Bevilacqua e Isabella Pratesi, direttrice Programma di Conservazione del WWF.).
Il direttore dell’Istituto di ricerca delle acque del Cnr, Vito Uricchio, riporta che nel 2017 le precipitazioni sono diminuite del 34% rispetto alla media e l’incremento della temperatura è di circa 1 grado.

L’acqua è un prezioso capitale naturale ma senza il sistema artificiale, cioè infrastrutture, tubazioni, invasi, dighe, non è possibile fruirne (Antonio Massarutto, economista esperto di reti idriche). Perciò bisogna investire in tecnologia, oltre a ridurre le perdite d’acqua lungo le reti idriche e mettere in connessione schemi idrici differenti per trasferire acqua là dove serve per gestire le emergenze.
Il surriscaldamento climatico provoca un rallentamento del ciclo dell’acqua che causa una mancata ricarica delle falde (Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico).

L’elenco del cattivo utilizzo dell’acqua è lungo: gestione privata non oculata, usi casalinghi inappropriati di acqua potabile (gli sciaquoni, ad esempio!), l’uso di decine di milioni di litri per innevare piste da sci per non parlare del grande bisogno d’acqua richiesto dai campi di golf o dai giardini all’inglese, fiumi depredati d’acqua per produrre energia elettrica come il Piave, un tempo navigabile (Fausto Pozzobon di Legambiente Veneto).

Gran parte dell’opinione pubblica, però, punta il dito contro l’agricoltura, idrovora per eccellenza. Le colture meno bisognose d’acqua sono da preferire ad altre che richiedono abbondanti annaffiature, come ad esempio il kiwi.

Tra le varie soluzioni, l’agricoltura biologica ha tra i propri obiettivi “un impiego responsabile (…) delle risorse naturali, come l’acqua”. L’agricoltura biologica rappresenta quindi un modello agricolo che la preserva e per capire meglio come ciò avviene abbiamo chiesto un contributo a Sara Petrucci, agronomo, esperta di biologico.
Il ruolo dell’agricoltura nell’utilizzo delle risorse idriche è cruciale sia nelle quantità impiegate, sia nella qualità dell’acqua restituita dopo gli impieghi. Per questo puntare su metodi agricoli che abbiano a cuore una gestione idrica sostenibile è oggi sempre più necessario.

agricoltura_biologica

L’agricoltura biologica, definita e normata uniformemente nell’Unione Europea, opera certamente in questa direzione. Nell’art. 3 del Reg CE 834/07 viene elencato, tra gli obiettivi, quello di assicurare “un impiego responsabile dell’energia e delle risorse naturali come l’acqua, il suolo, la materia organica e l’aria”. E ciò può trovar applicazione in una serie di buone pratiche come quelle descritte qui sotto.

Sistemi irrigui virtuosi

Molte colture si prestano ad essere irrigate con sistemi che prevedono un forte risparmio idrico, come la micro irrigazione mediante l’ala gocciolante. Di uso ormai comune per le colture orticole e ornamentali sia convenzionali sia biologiche, è altrettanto adatta a frutteti e a impianti di piccoli frutti. L’agricoltura biologica promuove l’irrigazione a goccia soprattutto quale strategia preventiva dalle fitopatologie, ma anche per limitare il consumo di acqua, che di fatto è un input di produzione esterno.

L’uso di sovesci e il ruolo chiave della sostanza organica

La pratica del sovescio, centrale nella coltivazione biologica, consente al terreno di immagazzinare una notevole riserva idrica. La sostanza organica genera molti effetti positivi sulle caratteristiche biologiche, chimiche e fisiche del suolo. In particolare, legandosi alle particelle minerali di terreno, crea un effetto spugna che porta ad aumentare la capacità del suolo di trattenere l’acqua. Nell’art. 12 del Reg 834/07, viene così enunciato: “la fertilità e l’attività biologica del suolo sono mantenute e potenziate mediante la rotazione pluriennale delle colture, comprese le leguminose e altre colture da sovescio e la concimazione con concime naturale di origine animale o con materia organica, preferibilmente compostati, di produzione biologica.”

Pacciamatura

La pacciamatura è la copertura del suolo tra le piante coltivate, mediante materiali diversi. Lo scopo principale di questa pratica è il contenimento dell’erba infestante, ma l’effetto non secondario è la riduzione dell’evaporazione dell’acqua dal suolo, e quindi una minore perdita idrica.

Scelta di specie e varietà che richiedono poca acqua

Le colture vegetali differiscono tra specie e varietà per le loro richieste idriche, per cui nelle zone siccitose è opportuno orientarsi verso varietà più resistenti alla scarsità di precipitazioni. A titolo di esempio, nell’ambito della cerealicoltura biologica si stanno diffondendo in tutta la penisola progetti che prevedono la coltivazione di miscugli di vecchie varietà di frumento, con lo scopo di creare popolazioni che nel tempo si evolvano secondo i luoghi. La loro composizione varietale si modificherà in base a quei determinati ambienti, così che in luoghi siccitosi saranno le varietà particolarmente resistenti alle carenze idriche a prevalere sulla popolazione, portando nel tempo a miscugli adattati proprio a quei contesti.

L’allevamento

La zootecnia è un settore agricolo che fa un largo consumo di acqua. Gli allevamenti biologici prevedono la disponibilità di ampi spazi aperti e di pascoli, con conseguente minore presenza in stalla degli animali e possibilmente minori consumi di acqua per i lavaggi di questi ambienti.

Il riso

Tra le colture vegetali, quella che maggiormente dipende dalle disponibilità idriche è il riso. La risaia tuttavia non consuma irreversibilmente l’acqua, poiché questa torna infatti in circolo e viene riassorbita dal suolo. Coltivare riso con metodo biologico mantiene salubre l’acqua, poiché non vi restano residui di trattamenti chimici per il diserbo.