Biologico e aziende, la ricetta giusta è la consulenza

Spesso ci capita che un cliente che abbiamo seguito nella fase di ottenimento della certificazione biologica ci chieda di continuare a farlo.

Gestire una certificazione bio, infatti, è un impegno serio. Come abbiamo già scritto, a volte è anche l’occasione per prendere coscienza che, alla base, c’era bisogno di rivedere la propria organizzazione del lavoro con, ad esempio, la necessità di ragionare sul significato di corretta applicazione del proprio piano Haccp. Si parla quindi di un impegno in più per l’azienda che va a sommarsi, nell’operatività quotidiana, alle altre attività già in essere.

Può capitare, nelle imprese di piccole e piccolissime dimensioni in particolare, che ciò comporti una concentrazione di funzioni su una stessa persona. Ciò può facilmente portare a molto stress per il personale e poca qualità del lavoro fatto. Non è certo colpa di chi è chiamato a occuparsi di troppe cose contemporaneamente, per le quali non è detto abbia una specifica formazione, né particolare interesse professionale.

A volte può solo essere una fase temporanea, conseguenza del fatto che non è stato ancora possibile investire in nuove risorse.

A volte, invece (e in questo caso vi è colpa, eccome!) è perché chi ha la responsabilità della direzione decide comunque di non adeguare il proprio organigramma aziendale, pur avendone la possibilità.

In tutti i casi, il risultato può essere l’esternalizzazione dell’attività.
Su queste piccole o grandi mancanze aziendali noi consulenti contiamo, naturalmente, e negare questo farebbe di noi degli ipocriti. Dunque lo ammettiamo con serenità!

Ma c’è un però, perché a fronte di un’opportunità di consulenza offerta dall’oggettiva mancanza organizzativa di un’azienda, i consulenti possono avere due diversi atteggiamenti.

Approfittarne, prendendo in carico il servizio esternalizzato escludendo completamente il personale aziendale, o lavorare affinché quest’ultimo riesca con il tempo a prendere confidenza con il nuovo incarico e arrivare a integrarlo nella propria quotidianità.

Noi apparteniamo alla seconda scuola di pensiero! La nostra idea di consulenza continuativa non è mai basata sul principio dell’esternalizzazione dell’attività ma sul supporto temporaneo allo scopo di rendere autonoma l’azienda.

 

 

In altre parole, siamo convinti che il nostro ruolo debba essere quello di trasferire competenze e non ostacoliamo mai questo processo. Consideriamo profondamente sbagliato e affatto etico tentare di rendere l’azienda dipendente da noi. Preferiamo seguire sempre, ma solo quando necessario, il personale aziendale. Lo facciamo a distanza con un nostro consulente che via email, al telefono e soprattutto via Skype, può dare risposta ai vari problemi. Naturalmente, seguiamo i nostri clienti anche in azienda con la consulenza in sito, ma solo quando è davvero necessario.

Secondo Bioqualità questo è il significato vero del ruolo del consulente. Un professionista in grado di svolgere determinate mansioni che si propone al cliente con un percorso di affiancamento caratterizzato da due distinte fasi operative.

La prima, di gestione diretta dell’attività di cui si fa carico in prima persona poiché finalizzata alla risoluzione a breve del problema per il quale è stato chiamato.

La seconda, che si attua in contemporanea alla prima, si focalizza sul trasferimento di conoscenze necessario a rendere il personale progressivamente autonomo nello svolgimento delle nuove attività. Da quel momento in poi, la funzione del consulente si limiterà agli interventi necessari a gestire le situazioni nuove o di emergenza.

Ci piace mettere le cose a posto! Questo è ciò che facciamo in Bioqualità quando forniamo consulenza continuativa.

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BIOQUALITÀ, padiglione 26, stand C2. Bologna 8 – 11 settembre 2017/BolognaFiere

 

Crediti: foto di Jannoon028 – Freepik.com