Racconti di arance biologiche dal ramo alla martellata

StorieBio, racconti di arance biologiche dal ramo alla marmellata

Le cose che mangiamo nascono, maturano e hanno storie spesso inimmaginabili prima di approdare alle tavole italiane, famose ovunque per la loro ricchezza, genuinità e indiscussa bontà.
Cominciamo da queste righe #StorieBio un viaggio lungo 12 articoli che ci porterà a fare la conoscenza di alcune realtà aziendali italiane che fanno biologico.Per questa prima uscita abbiamo fatto una scelta succosa e salutare decidendo di parlare di arance, che seguiremo dalle tecniche agronomiche fino ad una golosa ricetta dello chef Samuele Savioli, stupenda, colorata e di sicuro effetto per un pranzo o una cena importanti!

Dunque, scendiamo in campo!

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Che cosa ha di diverso un agrumeto bio rispetto a uno convenzionale?

Lo chiediamo a Sara Petrucci e Carlo Bazzocchi. Insieme ad altri nostri consulenti ci accompagneranno da oggi fino a dicembre per raccontarci di cosa parliamo quando parliamo di tecniche agronomiche bio.

La coltivazione di un agrumeto ha molti aspetti in comune con quella di altri fruttiferi, perché anche in questo caso le concimazioni e la difesa fitosanitaria si orientano su strategie e su prodotti naturali ed eco-compatibili. Non dimentichiamo che la conduzione biologica si fa su un terreno per migliorarne gli aspetti ambientali.
La concimazione degli agrumi, a differenza della gestione convenzionale, deve avvenire con fertilizzanti organici o minerali naturali. Tra i primi i più usati sono il letame, il compost, la cornunghia e le borlande, tra i secondi le farine di roccia, il solfato di potassio e magnesio, e gli oligoelementi, tutti presenti nell’elenco dei prodotti autorizzati per il biologico (All. I del Reg CE 889/08).
Altri aspetti non meno importanti riguardano la gestione degli interfilari e la scelta delle varietà. L’inerbimento del terreno trova spesso un fattore limitante nella siccità, che colpisce molti areali di coltivazione agrumicola; ma dove possibile questa è una misura fondamentale per incrementare il quantitativo di sostanza organica del suolo e la biodiversità. Un ambiente del genere favorisce la presenza di insetti utili a contrastare in modo naturale gli attacchi parassitari.
La scelta delle varietà dovrebbe orientarsi se possibile verso quelle più tolleranti ad alcune tipiche patologie specifiche, come il “mal secco”. Questo vale anche per i portinnesti. Le potature giocano un ulteriore ruolo nella prevenzione: chiome troppo fitte sono l’ambiente ideale per il proliferare di cocciniglie, afidi e fumaggini, tutti parassiti di cui bisogna prima di tutto prevenire la presenza, sfoltendo i rami in eccesso, pur senza esagerare coi tagli.
L’irrigazione è necessaria per gli agrumi, e nella conduzione biologica si cerca di non bagnare sopra chioma per evitare di favorire le patologie fungine. Di solito vengono allestiti degli impianti di irrigazione localizzata a goccia o a spruzzo.
Tra le fruttifere, quella dell’agrumeto è tra le coltivazioni più semplici tanto che non è raro trovare un certo numero di aziende agricole dedite a questa colture.

Conosciamo dunque una storia molto speciale, che parla di rispetto dell’ambiente, di fertilità del terreno, della salute dei lavoratori agricoli e del consumatore. Simona Riccio ha raccolto per StorieBio il racconto dell’Azienda Agricola Calvo Emanuele.

Il nostro percorso inizia da Mineo, un paese in provincia di Catania, nella splendida Sicilia, per raccontare la storia dell’Azienda Agricola Calvo Emanuele, azienda a conduzione familiare che produce e commercializza agrumi, produce arance, pompelmi, mandarini e olive secondo i metodi dell’agricoltura biologica sin dal 1992.
Ho parlato con il Signor Emanuele che insieme a suo papà, sua sorella e la sua compagna, gestisce un agrumeto che si può definire storico.

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Emanuele, ci vuole raccontare come mai si può definire tale?

L’azienda sorse nel 1950, quando fu avviata dal nonno Emanuele, ed è condotta in bio già dal 1991 (anno in cui il biologico è stato ufficialmente istituito col Reg. CEE 2092/91), in occasione della laurea in agraria di Giovanna, sorella dell’attuale titolare, che prese la conduzione biologica dell’azienda di famiglia come caso studio per la sua tesi. E’ la famiglia Calvo che gestisce tutta l’organizzazione e la coltivazione fino alla commercializzazione del prodotto che, dal 2000, viene confezionato presso un piccolo magazzino, interno all’azienda, adibito solo e soltanto alla lavorazione di prodotti biologici.

L’azienda attualmente viene gestita da me e mio padre con l’aiuto della mia compagna, mia sorella fautrice di scelte passate per l’azienda ha scelto la strada dell’insegnamento. Sono il titolare e sono agronomo ed ora tutte le scelte agronomiche intraprese dipendono da me.
Mio padre di 84 anni collabora giornalmente nella conduzione aziendale, nell’organizzazione delle lavorazioni in campagna e dei lavoratori. La mia compagna collabora nella gestione del magazzino di lavorazione e si occupa della parte amministrativa (emissione documenti fiscali).

Partendo dalle origini dell’attività, ci può raccontare quando è nata l’attività, come è cresciuta e come si è trasformata dal 1950 ad oggi?

Come si evince dalle aerofotogrammetrie dell’Istituto Geografico Militare (IGM) dal 1955 al 1995 l’azienda, che prima era solo in minima parte impiantata ad agrumi, nel corso degli anni è stata tutta impiantata ad agrumi.
Mio padre durante gli anni della sua conduzione ha sperimentato anche altre forme di gestione, coltivando talvolta carciofi, talvolta meloni, e talvolta ha provato anche un piccolo allevamento di mucche da carne.
I caseggiati interni all’azienda hanno ancora resti delle mangiatoie delle mucche costruite in cemento. Alla fine la scelta è stata la coltivazione degli agrumi, in quanto l’azienda ricade in zona vocata alla coltivazione degli agrumi a polpa rossa.
La zona della Sicilia, in cui i corpi aziendali sono localizzati, è tradizionalmente vocata alla coltivazione degli agrumi e la situazione che li circonda è di per sé garanzia di qualità. L’azienda per la sua ubicazione è distante da fonti di inquinamento ambientale e da altre aziende confinanti; infatti il corpo aziendale di Mineo è isolato ed anche naturalisticamente interessante in quanto include 2 laghetti naturali in cui uccelli come gli aironi ed altri animali selvatici sostano per abbeverarsi; l’azienda di Carlentini è invece circondata da altre aziende agricole, tutte biologiche.

Siete partiti da un’agricoltura tradizionale per arrivare ad un’agricoltura biologica, come siete arrivati a questa scelta?

Nel 1990 abbiamo iniziato ad abbracciare i metodi della coltivazione biologica, sperimentando insieme all’Università di Scienze Agrarie di Catania i metodi della coltivazione a basso impatto ambientale. Mio padre, con l’ausilio di mia sorella, ha iniziato a ridurre gli interventi di lotta chimica (trattamenti antiparassitari effettuati a calendario, come era da tradizione in quegli anni). Si è iniziato ad introdurre i metodi di lotta biologica, utilizzo di insetti utili al posto dei prodotti antiparassitari, ed utilizzo di pratiche agronomiche atte ad ostacolare la moltiplicazione degli insetti fitofagi dannosi alle colture.
Si è ripresa la concimazione con la sostanza organica, al posto della concimazione chimica. Ed il ripristino della fertilità del terreno è avvenuto in pochi anni.
Così al momento della regolamentazione a livello europeo dell’agricoltura Biologica (REG CE 2092/91) l’azienda era già preparata per la certificazione in Agricoltura Biologica, ed infatti così è stato. Infatti l’azienda è certificata in agricoltura biologica sin dal 1992. E’ stata così abbandonata definitivamente l’agricoltura convenzionale, che faceva uso copioso di antiparassitari e di concimi chimici. Alla data odierna si utilizzano sempre gli insetti utili, acquistati presso la Biofabbrica di Ramacca in provincia di Catania, una delle Biofabbriche più importanti a livello nazionale. Vengono acquistati gli insetti Aphytis melinus (utilizzato per la lotta alla cocciniglia rossa forte degli agrumi) ed il Cryptolemus montrouzieri (utilizzato per la lotta al cotonello degli agrumi). Durante i mesi di giugno fino a settembre vengono effettuati i lanci degli insetti.

Attualmente l’azienda agricola sta convertendosi verso l’agricoltura biodinamica, ancora più rispettosa dell’ambiente e della salute dei lavoratori e dei consumatori, ed ancora più spinta nel ripristino della fertilità dei terreni mediante utilizzo di preparati biodinamici e l’utilizzo di sostanze di derivazione naturale per la lotta antiparassitaria (preparati a base di aglio, ortica, ecc…). L’azienda ha come obiettivo la certificazione a biodinamico entro 2 anni, dopo aver finito il periodo di conversione dall’agricoltura biologica all’agricoltura biodinamica. A tal proposito ho dovuto partecipare al corso di Agricoltura Biodinamica, al fine di conseguire le conoscenze teoriche e pratiche per abbracciare con passione e correttamente questa nuova filosofia di vita e di agricoltura.
Quindi l’azienda è proiettata verso forme di agricoltura sempre più rispettose dell’ambiente della flora e fauna selvatica.

Quali sono i punti di forza della vostra attività? Quali sono i valori che vi sostengono?

Al fine di valorizzare i prodotti e venderli direttamente come biologici, nel 2000 ho costruito un piccolo magazzino di lavorazione all’interno dell’azienda agricola stessa. Il magazzino è stato certificato biologico e può lavorare al suo interno solo e soltanto prodotti biologici. Pertanto è stato saltato il passaggio dai commercianti locali, per valorizzare e far conoscere direttamente ad i consumatori i nostri prodotti. L’agricoltura Biologica è un’agricoltura che richiede una maggior attenzione ed impegno, in quanto, non essendo possibile intervenire contro le malattie con prodotti antiparassitari potenti, si basa molto sulla prevenzione ed osservazione di qualsiasi cambiamento ambientale che può influire sulla biologia dei insetti dannosi e sugli insetti utili. Bisogna avere una costante attenzione ed agire sempre in prevenzione, cercando di evitare lo sviluppo di malattie mediante tecniche di coltivazione specifiche, spesso lontane dalle metodologie dell’agricoltura convenzionale.
L’utilizzo di mezzi tecnici biologici è sicuramente più costoso di quelli chimici, e talvolta non eliminano al 100% la malattia, ma la bloccano temporaneamente, mantenendola in condizioni latenti e sostenibili.
La resa delle coltivazioni condotte con i metodi dell’agricoltura biologica è spesso più bassa e la qualità dei prodotti al livello esteriore non sempre è apprezzata dal consumatore ed alle catene della GDO, in quanto sono presenti più difetti esteriori, a differenza dei prodotti ottenuti con l’agricoltura convenzionale che sembrano finti e talvolta insapori, ottenuti da piante spinte chimicamente e con rese elevatissime.

Dalla pianta al prodotto finito, quale tipologia di cliente sceglie il suo prodotto e perché?

Dal 1999 ad oggi, l’azienda ha deciso di vendere i propri prodotti direttamente a clienti del Nord Italia e dell’Europa, differentemente dal passato in cui l’azienda vendeva i prodotti a commercianti locali che non valorizzavano il prodotto biologico. Il nostro prodotto biologico veniva poi venduto come convenzionale, ed il consumatore non aveva così la percezione né la conoscenza di aver acquistato un prodotto biologico. Pertanto la vendita ad i commercianti locali, vanificava tutti i nostri sforzi alla produzione, in cui mettevamo passione e competenza nella coltivazione, per poi essere commercializzati senza identificazione, né valorizzazione né consapevolezza del prodotto biologico.

Durante la conversione dell’azienda a biologico e la successiva gestione della certificazione, ha sentito l’esigenza di ricevere della formazione e consulenza? Si è avvalso dell’aiuto di professionisti in grado di aiutarla e di soddisfare le sue esigenze?

Il biologico necessita di un’organizzazione aziendale e un’attenzione ad aspetti sostanziali che non si limitano alla cura dell’alimento in sé, ma che riguardano la tracciabilità, l’organizzazione dei cicli di produzione, le attività di sanificazione e le prescrizioni sulla sicurezza alimentare e l’etichettatura degli alimenti. Di fondamentale importanza anche conoscere la normativa relativa ai processi necessari alla preparazione degli alimenti bio, come ottenere e mantenere la certificazione, la documentazione e molto altro ancora, come di conoscere i principi che regolano la gestione biologica di un’azienda agroalimentare, organizzare il sistema di controllo e di certificazione italiano, la normativa sulle etichette, la qualità, la sicurezza e tutto questo deve essere assolutamente gestito da consulenti esperti. Noi non abbiamo avuto la necessità di avvalerci di consulenti semplicemente perché siamo agronomi e siamo qualificati per gestire questa fase molto importante, però se non lo fossimo stati, ci saremmo sicuramente rivolti a un soggetto qualificato.

Crede che la formazione e la consulenza in ambito del biologico siano importanti per le aziende come la sua?

Sono fondamentali, la formazione deve essere continua e la consulenza da parte di consulenti esterni è importantissima. Noi vogliamo essere un’azienda modello quindi ci formiamo costantemente e per fare ciò e far sì che l’azienda sia sempre aggiornata bisogna formarsi e laddove non siamo in grado è necessario farsi seguire da consulenti esterni esperti.

Reduce da Marca 2018, si conferma quanto sia sempre più importante comunicare i prodotti, i servizi e l’azienda attraverso il web. Nell’era di Internet e dei social network i consumatori cercano, trovano e condividono le informazioni sui prodotti nei modi e tempi che loro stabiliscono prima di acquistare un prodotto. Come avete pensato di affrontate questo nuovo approccio e soprattutto avete pensato di farvi affiancare da un’agenzia di comunicazione?

Un altro passo dell’azienda e obiettivo nel brevissimo termine, è la realizzazione di un sito web per la vendita direttamente al consumatore finale (entro febbraio verrà pubblicato il sito internet!).
Già qualche volta abbiamo venduto e vendiamo ai Gruppi di acquisto solidali (GAS) e a clienti privati che hanno assaggiato i nostri prodotti in azienda, sono rimasti colpiti dal sapore, dalla freschezza e dalle metodologie di coltivazione a basso impatto ambientale e ci richiedono ogni anno piccole forniture di prodotti che spediamo direttamente fino a casa mediante corrieri specializzati. Sono vendite basate sulla conoscenza personale ed il passaparola di amici e conoscenti.
L’apertura del sito web ci permetterà di comunicare direttamente con i consumatori e far conoscere direttamente i nostri valori ed il valore salutistico ed ambientale dei nostri prodotti.
Siamo consapevoli che in un’era sempre più social e legata ad internet, sia importante e fondamentale la consulenza di una web agency specializzata nella comunicazione anche e soprattutto in un’azienda agricola come la nostra, ma anche di dimensioni più piccole o medie sparse nel territorio italiano, in modo da poter dare valore ai prodotti tipici e tradizionali. Spesso ci sono aziende che hanno dei prodotti di eccellenza senza che vengano comunicati nel modo corretto ai consumatori finali.
Diventa anche e soprattutto un modo per non essere inglobati nella massificazione dei prodotti anonimi venduti talvolta nei canali tradizionali (GDO, mercati all’ingrosso, ecc.) dove la logica dell’utile è al di sopra di qualsiasi sensibilità ambientale, e di far conoscere direttamente al consumatore la storia di ogni agricoltore e i prodotti che coltiva con tanta passione e dedizione.

Da questo articolo comincia anche l’avventura di StorieBioRicette che apre le porte ai propri lettori che potranno trovare ottime ricette da provare e gustare.
Con grande piacere ospitiamo una ricetta dello chef Samuele Savioli che inizia il percorso culinario di StorieBioRicette all’insegna del colore e della golosità con la delizia di arance preparata apposta per noi! Chi è Samuele e quale sarà il procedimento per preparare il suo bellissimo (lo è davvero) dessert?

Clicca qui e lo scoprirai!