maggio e la semina del riso biologico

Maggio è il mese in cui si semina uno dei cereali più importanti per l’alimentazione umana, ovvero il riso, graminacea dal ciclo primaverile-estivo. Quello biologico, poi, ha caratteristiche davvero interessanti.

Il riso ha la singolare attitudine di essere una specie igrofila, che ama cioè stare con i piedi nell’acqua e per questo tradizionalmente si semina in sommersione, ovvero su terreno già coperto dal velo d’acqua o anche in asciutta, ma con sommersione di poco successiva. L’acqua è infatti un elemento che svolge l’importante funzione di volano termico, ovvero riduce le escursioni tra giorno e notte, e viene rabboccata più volte nel corso dell’estate, fino all’asciutta finale che precede di poco la mieti trebbiatura di settembre-ottobre.

Riso biologico e rotazioni

Il riso si presta alla coltivazione biologica nonostante alcune diffidenze, e viene prodotto in aziende che come da buona prassi attuano le rotazioni. Tra le specie introdotte nei piani di rotazione di solito spiccano le essenze da sovescio, che arricchiscono il suolo di preziosa sostanza organica. Sulle rotazioni, il Decreto Ministeriale 18354 del 2009 che integra l’art 12 del Reg UE 834/07 ha concesso alcune deroghe tra cui questa:

il riso può succedere a sé stesso per un massimo di tre cicli seguiti almeno da due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa.

Come gestire le erbe infestanti nella risaia

Agli scettici del biologico può apparire molto difficile la gestione delle erbe infestanti delle risaie senza i diserbi chimici. In questi ambienti umidi si sviluppa infatti flora molto specializzata e capace di penalizzare fortemente il raccolto, ma esistono tecniche eco-compatibili che possono contenerne lo sviluppo entro limiti accettabili, come la falsa semina, pratica che consiste nel preparare accuratamente il terreno senza seminare, estirpare le erbe infestanti man mano che germinano, e poi finalmente seminare il riso. Altre tecniche oggetto di recenti ricerche promosse dall’Ente Nazionale Risi e da altri enti sono:

  • la semina a file in asciutta, che consente il diserbo meccanico prima della sommersione
  • la pacciamatura verde con piante coltivate prima del riso e rullate a terra
  • il trapianto di piantine di riso seminate in vivai specializzati.

Queste tecniche, sempre più affinate nei dettagli, portano via via ad una maggiore efficienza della coltivazione nel rispetto dell’ambiente.

Riso Carnaroli biologico

Coltivazione di riso biologico Carnaroli (foto di Sara Petrucci)

Gestione delle patologie

Il riso biologico non deve essere concimato troppo altrimenti rischia di allettarsi e di subire danni da brusone, la malattia fungina più frequente per questa specie. La fertilità della terra viene mantenuta con sovesci o letamazioni e per gli eventuali trattamenti fitosanitari si fa riferimento a quelli ammessi nell’allegato II del Reg 889/08. Vi rientrano i prodotti a base di microrganismi come il Bacillus subtilis per la lotta al brusone.

Resa e lavorazione del riso bio

Quello che viene raccolto dalla mietitrebbia è il risone, che deve essere essiccato e poi portato in riseria, dove viene sottoposto a sbramatura da cui si ottiene il riso integrale, e alla perlatura che lo trasforma in riso bianco, più veloce da cucinare ma impoverito di preziosi nutrienti per l’organismo. La lolla e la pula del riso, ovvero gli scarti di queste lavorazioni, sono concimi organici ammessi in agricoltura biologica, rientranti nell’allegato I del Reg 889/08 come:

prodotti e sottoprodotti di origine vegetale per la fertilizzazione

Il riso coltivato coi metodi convenzionali negli ambienti italiani più vocati può raggiungere rese di circa 7 tonnellate ad ettaro, contro la metà delle produzioni biologiche, e questo spiega le differenze di prezzo.

Sara Petrucci