Svalbard Global Seed Vault: nel suo ventre gelato una sicurezza per il futuro

Al 78° parallelo, a metà strada tra la Norvegia e il freddissimo Polo Nord, nel regno dell’Orso polare, si trovano le isole Svalbard (in norvegese significa coste fredde) nell’oceano Artico, dove una incontaminata natura e la fauna artica sono racchiuse in un ecosistema aspro e duro senza alberi, né insetti.

Ambiente dove il sole non tramonta da aprile ad agosto e l’inverno, lungo 5 mesi, sprofonda in uno stato di penombra surreale. In questi ultimi decenni è divenuto anche fragile a causa dei cambiamenti climatici che, in modo lento ma costante, stanno minando l’habitat con conseguenze anche sul resto del nostro amato pianeta blu.
E ancora una volta i paesi del nord Europa ci sorprendono con un approccio sensibile ed evoluto in tema di conservazione del patrimonio essenziale della Madre terra. Già dal 1984 il Nordic Gene Bank aveva raccolto e custodito sotto congelamento il germoplasma, ovvero un insieme di cellule che trasmettono l’essenza genetica e di specie, inizialmente di piante nordiche, in una miniera abbandonata di carbone.
Dopo 24 anni l’idea si è evoluta gradualmente e nel 2008 è stata inaugurata una vera e propria struttura di conservazione a Svalbard in cui sono custoditi poco meno della metà dell’intero patrimonio agricolo del pianeta di piccoli granelli che germinando danno origine ad una nuova pianta: un milione di semi.
Lo Svalbard Global Seed Vault è collocato nell’insediamento più grande dell’arcipelago, nella cittadina mineraria di Longyearbyen, un luogo a dir poco sorprendente dove non è infrequente scorgere gli orsi polari che si contano in numero maggiore rispetto ai soli 2.000 abitanti che popolano la zona.
È un territorio surreale e allo stesso tempo affascinante. Paesaggio apparentemente statico in cui sembra davvero di essere su un altro pianeta, in un’altra dimensione.
Il sito, posto a 130 metri s.l.m. a garanzia che resti asciutto anche in caso di scioglimento dei ghiacci, compare all’improvviso in mezzo a spazi innevati e aride distese, a seconda delle stagioni.

Svalbard Global Seed Vault a Longyearbyen

Il portale d’ingresso dello Svalbard Global Seed Vault è una semplice costruzione in cemento che ha guadagnato lo status di icona globale, in parte grazie a Perpetual Repercussion, un’installazione illuminata in fibra ottica creata dall’artista norvegese Dyveke Sanne, che decora l’ingresso. Al punto che in molti colgono l’occasione per scattare un selfie e condividerlo sui social network.
Sembra quasi un varco futuristico, un passaggio che racchiude in sé uno scenario avveniristico, ricco di speranza e condivisione. Grazie a posti come questo (al mondo ve ne sono circa 1.700 gestiti da diversi paesi e organizzazioni) è possibile tutelare ciò che la Terra ci ha donato nel corso di migliaia di anni. Negli ultimi 13 mila anni il genere umano ha coltivato milioni di specie di piante e questo deposito, unico nel suo genere, rappresenta la casa per quasi un milione di semi provenienti da tutto il mondo.
In questo luogo fuori dal tempo, costruito per durare almeno 200 anni, troviamo una struttura scavata per 150 metri all’interno della montagna, sotto strati di roccia che variano tra i 40 e i 60 metri di spessore.
Non appena si entra nello Svalbard Global Seed Vault ci si rende conto di essere ai confini della realtà. Pian piano che ci sia addentra la temperatura scende, diminuita tramite un sistema aggiuntivo di raffreddamento fino a −20° e −30°. In caso di arresto il manto di Permafrost (strato di terreno gelato, probabilmente di origine glaciale che, a diversa profondità, si trova sotto la superficie terrestre, specialmente alle alte latitudini, ndr) di cui è ricoperta la roccia garantirà per diverse settimane alla temperatura di salire non oltre i -3/5°.

Un bunker super protetto

Attraversando ben 5 porte si giunge a un lungo tunnel e in una zona che gli addetti chiamano affettuosamente stanza segreta: si tratta in realtà di 3 enormi ambienti, come dei caveau. Ogni sala (ad oggi solo una delle tre è in uso) può ospitare circa 1,5 milioni di campioni di semi, dando così alla riserva di sementi una capacità totale di immagazzinare 4,5 milioni di semi.
Le grandi sale sono protette da sofisticati sistemi di sicurezza, porte in acciaio di notevole spessore e costruita in modo da poter resistere ad eventuali catastrofi o crisi planetarie. La zona è inoltre, secondo gli studi, esente da attività tettonica e perciò più stabile anche dal punto di vista strutturale.
In questi luoghi, dove sembra apparentemente che il tempo si sia fermato, basta alzare lo sguardo e ci si trova in uno scrigno con pareti e soffitti coperti ovunque di ghiaccio. Qui l’obiettivo primario è rivolto a racchiudere nel gelo dei propri spazi la nostra assicurazione sulla vita futura sulla terra, preservando le sementi, risorsa genetica per la rinascita e contributo all’incremento della biodiversità.

pacchetti in alluminio per conservare semi allo Svalbard Global Seed Vault

Svalbard Global Seed Vault, una cassaforte freezer

Questo ventre materno gelato nasce per garantire la tutela di gran parte delle 21 colture più importanti della Terra, come il riso, il mais, il frumento, le patate, le mele, la manioca, il taro e la noce di cocco e loro varietà. E’ come una vera banca in cui chiunque può effettuare un deposito e potrà in seguito prelevare il suo sacchetto (in 4 strati di alluminio ben sigillato) di campioni necessari al ripristino di determinate coltivazioni, scomparse a seguito di cause di vario tipo. Nel 2015 la Banca dei semi ha restituito 130 esemplari al Centro per la ricerca agricola di Beirut (Libano), impossibilitato a recuperare alcune sementi a causa della guerra in Siria.
La struttura detiene un back up di sicurezza dei semi per le banche dei geni esistenti, che sono vulnerabili a guerre, disastri naturali, ecc. I pacchi di sementi giungono al deposito già confezionati e codificati (nel rispetto di precisi parametri) e nessuno ha facoltà di aprili. Una codifica sulle etichette dei pacchi pervenuti classifica i semi e la loro provenienza e chiunque può cercarli in un database online. Un patto di mutua fiducia globale contribuisce a creare dei carnet di semi che potranno essere in grado di essere usati in caso di cambiamenti climatici diversi, più umidi, più caldi, più asciutti, una rete di sicurezza e conservazione contro la perdita accidentale del patrimonio genetico tradizionale.

Cosa contiene il deposito

I semi che sono custoditi includono varietà di colture di riso, grano e orzo; più di 150.000 campioni di grano e riso e quasi 80.000 campioni di orzo. Altre colture ben rappresentate sono sorgo (> 50.000), specie di fagiolo di Phaseolus (> 40.000), mais (> 35.000), fagiolo dall’occhio (> 30.000), soia (> 25.000), erba kikuyu e ceci, entrambi con più di 20.000 semi campioni. Le colture di patate, arachidi, semi di Cajanus, avena e segale, erba medica, l’idrato di cereali Tritikosecale e Brassica sono rappresentate da 10.000 a 20.000 campioni di semi.
Tra gli ultimi arrivati ci sono semi di arachidi bambara (Vigna subterranea), tolleranti alla siccità, una varietà di orzo comunemente utilizzato per produrre birra irlandese e varietà uniche di riso.
I ricercatori stimano che i semi sopravviverebbero alla temperatura ottenuta dal Permafrost (-3,5 °C) per circa 55 anni nel caso dei semi di girasole, fino a più di 10.000 anni i semi di pisello. Infatti, come uno studio di fattibilità preliminare aveva determinato, alcuni semi, inclusi quelli di importanti granaglie, potrebbero sopravvivere anche più a lungo, probabilmente migliaia di anni.
La diversità delle colture è il fondamento biologico in agricoltura. Infatti, per arginare problematiche legate a infestazioni nocive di insetti o malattie, in generale le colture vengono diversificate. In futuro, questa diversità biologica potrebbe giocare un ruolo importante nell’aiutare l’agricoltura ad adattarsi ai cambi climatici e a possibili al deficit di acqua o di energia.

Chi ha sostenuto i costi dello Svalbard Global Seed Vault

Il costo totale dell’iniziativa ammonta a circa 30 milioni di euro. Il governo norvegese ha finanziato totalmente l’opera. Il Fondo mondiale per la diversità delle colture ha giocato un ruolo chiave nella pianificazione del deposito e ne coordina le spedizioni di campioni di sementi, in collaborazione con il Nordic Genetic Resource Center. La Bill & Melinda Gates Foundation ha previsto circa 750.000 dollari per assistere le nazioni in via di sviluppo ed i loro centri di ricerca agrari per confezionare ed inviare i semi al deposito. Anche L’Italia, con il Ministero degli Esteri e la Fao è un contributore del Global Crop Diversity Trust, organizzazione internazionale il cui scopo è assicurare la conservazione e la disponibilità di diversità di colture per la sicurezza alimentare nel mondo.
Lo scorso 23 aprile si è svolto un vertice mondiale organizzato in occasione del decimo anniversario dell’apertura della struttura, a conclusione del quale alcune precise indicazioni sono state trasmesse ai governi planetari:

  • incoraggiare alla creazione di altri depositi conservativi
  • facilitare il miglioramento delle banche di semi comunitarie
  • rafforzare il sistema globale per la conservazione e l’uso sostenibile della diversità delle colture

alcuni semi conservati allo Svalbard Global Seed Vault

È stato definito dai media il Doomsday Vault (deposito del giorno del giudizio universale). Lontano da proclami catastrofisti, questo luogo ispira una ritrovata fiducia verso un approccio consapevole e non distruttivo, anzi altamente conservativo del nostro unico pianeta. E mentre leggete, il contatore presente sul sito web del deposito scorre e al momento ci segnala che siamo a 76 entità (organizzazioni o stati) che hanno effettuato depositi di semi, 5.978 specie di sementi diverse e 1.060.987 di campioni in generale, tutti dati in crescita.

Clicca qui per vedere altre foto dello Svalbard Global Seed Vault e il video di una visita al suo interno 

Sandra Santoro