Sana2018 Osservatorio

di Sandra Santoro

Mancano pochi giorni alla partenza di Sana, la principale manifestazione fieristica italiana nel comparto dei prodotti biologici, e non solo, che si svolge dal 7 al 10 settembre a Bologna Fiere (di cui potete trovare i dettagli e il programma al nostro link di presentazione dell’evento fieristico, a cui saremo presenti presso il padiglione 21, stand C5).

Aspettando i nuovi dati dall’Osservatorio Sana 2018, percorriamo insieme quanto emerso da tutta quella serie di convegni, workshop e seminari della scorsa edizione, che ci hanno presentato gli ultimi dati dal mondo del biologico, curato da Nomisma, sul suo passato, presente e cenni sul futuro.
Una riflessione opportuna su un tema a noi molto caro (per ovvi e naturali motivi) che ci serve anche per comprendere appieno l’evoluzione del biologico degli ultimi anni rapportato al comparto agroalimentare più in generale. Uno sguardo alle sempre più radicate convinzioni vegetariane e vegane, fino all’aumento di coloro che seguono una alimentazione più genuina e salutare.

Ieri, oggi e domani nel biologico

Passo indietro, molto indietro: biològico, come descrive il famoso vocabolario Treccani, è un derivato da biològia (βιολογία), termine che ci arriva dal greco antico composto da bio (βίος cioè vita) e da lògos (λόγος, ovvero discorso, parola). In definitiva, il termine rappresenta l’insieme di tutti quegli argomenti intorno al mondo degli esseri viventi. La declinazione che ci interessa è quella che distingue la biologia pura da quella applicata posta al servizio dell’industria e dell’agricoltura, comprendente agraria, arboricoltura, silvicoltura, orticoltura, floricoltura, zoologia applicata alla caccia o alla pesca, ecc., oltre a rami più specializzati (apicoltura, bachicoltura, bieticoltura, ecc.) [Fonte Treccani, Devoto Oli].
Noi di Bioqualità è da oltre 20 anni che studiamo, analizziamo e cerchiamo di far conoscere, e anche amare, tutto ciò che ruota intorno al mondo dell’agroalimentare a tutte le aziende che decidono di spostare il loro core business verso metodi produttivi caratterizzati dall’impiego esclusivo – anziché di fertilizzanti e antiparassitari chimici di sintesi – di concimi organici e di preparazioni naturali (decotti e macerati di erbe appropriate, alghe e minerali polverizzati, ecc.), e anche di predatori naturali (microrganismi, insetti, uccelli) a caccia di funghi, batteri e insetti che provocano malattie nelle piante.
Ci rendiamo conto che negli ultimi anni il biologico sta compiendo un’evoluzione sia in termini di volumi (produzione, superfici di coltivazione e operatori) che di nuove tendenze da parte dei produttori e dei consumatori: da un mercato decisamente di nicchia di una ventina di anni fa, siamo passati alla fase di tendenza dell’ultimo decennio in cui si acquistava o si fruiva di cibi biologici più per adeguarsi ai diktat di alcuni guru o influencer che in modo realmente consapevole. Ma recentemente i dati iniziano a configurare un quadro più confortante, in parte nei numeri, ma anche e soprattutto nei nuovi trend di approccio dei consumatori che assumono nuovi comportamenti di consumo che diventano veri stili di vita.

Nuove e consapevoli tendenze

Secondo una ricerca Nielsen (sondaggio ad hoc per Ismea – settembre 2017) sui consumi domestici delle famiglie italiane sono emersi nuovi desiderata in fatto di alimentazione e criteri innovativi di scelta dei prodotti in generale. Ne viene fuori l’immagine di un consumatore curioso ed esigente, che legge le etichette ed è attento agli ingredienti, che apprezza le aziende ecosostenibili (71% degli intervistati) e con modalità di produzione a basso impatto ambientale. Il 67% dei consumatori intervistati si dichiara attento agli ingredienti dei prodotti che acquista, e ben disposto a provarne di nuovi che potrebbero avere effetti benefici sulla salute. Ne sono una prova le vendite di prodotti arricchiti: ad esempio, quelli con bacche di goji che crescono a doppia cifra (+64%) oppure quelli che comunicano di contenere semi di lino (+34%). Anche il free from (senza grassi, senza zuccheri aggiunti, senza lattosio, ecc.) si conferma un trend in crescita, a totale dimostrazione che eliminando o non inserendo alcuni ingredienti si può aumentare il valore del prodotto. Inoltre, l’assenza/riduzione del contenuto di zuccheri, uno dei principali sub-fenomeni del free from, rafforza l’immagine di un consumatore sempre più consapevole e orientato alla prevenzione.

Gli effetti virtuosi del metodo bio su territorio e ambiente

Ma la vera rivoluzione sta nell’avere compreso come, puntando sui sistemi di produzione propri del biologico che minimizzano l’impatto sull’ambiente, salvaguardiamo anche il territorio dalla fase di coltivazione/allevamento fino alla distribuzione del prodotto finito, ottenendo prodotti alimentari sani e buoni. È in atto un cambiamento epocale per cui si mangia sì per appetito ma anche con il desiderio di star bene, recuperando valori e nuove sensibilità.
Questo è uno dei motivi per cui il comparto biologico negli ultimi anni è cresciuto esponenzialmente e sta estendendo la propria dimensione trasversalmente alle diverse categorie.
Dal Nomisma, che ha condotto l’analisi più specifica sul biologico per Sana 2017, rileviamo dei nuovi driver di scelta dei consumatori che, nel momento dell’acquisto, ritengono importanti:

  • benefici per la salute: 58%
  • eco-friendly: 39%
  • semplicità ingredienti: 31%

Con specifici attributi che devono avere i prodotti di interesse:

  • italiani: 75%
  • biologici: 47%
  • facili da preparare: 46%
  • ingredienti 100% vegetali: 26%
  • qualità al giusto prezzo: 65%

Come da grafica che segue è lampante il cambiamento di rotta con un aumento nelle scelte dei prodotti bio e con ingredienti di origine vegetale; in generale i cosiddetti salutistici mostrano un lievissimo incremento, mentre scendono in modo lento ma inesorabile i consumi di latticini (nel tempo molte persone adulte sono risultate intolleranti) e in modo più consistente di insaccati e carne (tendenza dovuta anche all’aumentata informazione da fonti autorevoli, tra cui l’OMS, e certificate che ne consigliano il consumo sempre più ridotto).

Up Down carrello spesa Osservatorio Sana

% bio su totale spesa alimentare nella Gdo

Un pò di dati: agroalimentare e biologico

Il totale del comparto agroalimentare ha oscillato abbastanza negli ultimi 15 anni mentre il biologico ha mantenuto una stabilità di consumi, complici anche i volumi crescenti.

Ismea bio Osservatorio Sana

Nel primo semestre 2017 i comparti sono cresciuti tutti, in misura maggiore oli e grassi vegetali, gli ortaggi in egual misura (agro e bio), per la frutta si preferisce il bio, sulle uova nettamente in vantaggio la scelta per quelle biologiche, nel latte e derivati addirittura in calo percentuale il dato agroalimentare tradizionale e in gran crescita quello bio.
L’Osservatorio Sana 2017 ha esaminato anche i volumi della spesa per i prodotti bio (dati primo semestre 2017), rispetto all’intera spesa agroalimentare, che si attestano sul 3% circa con un’incidenza del bio particolarmente marcata nei settori del miele (12,9%) uova (12,9%), frutta (7,8%) e ortaggi (5,6%).
Crescono pertanto il numero di operatori e gli ettari di superficie coltivati a fronte di una richiesta sempre maggiore di prodotti biologici. Nel 2016 le superfici (biologico + riconversione) sono pari a 1.794.558 ettari, ovvero +20,2% sull’anno precedente; in crescita del 20,3% anche gli operatori che salgono a 72.154. L’impennata più consistente dal 2013 al 2016 dopo un periodo in cui i dati sono rimasti stabili.
Nella suddivisione per regione i dati 2016 presentano Sicilia, Puglia e Calabria che detengono il 46% che equivale ad oltre 200.000 ettari di terreno coltivato con procedimenti biologici. Seguono Lazio, Sardegna, Toscana ed Emilia-Romagna che occupano il 29%. Valori prossimi in percentuale quelli sugli operatori rispetto al totale sempre a Sicilia (10.657), Puglia (9.315) e Calabria (11.054) pari al 45%.
Un dato interessante è rappresentato dalla crescita nel 2016 in superfici ed operatori prossimi al 60 % per Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia e Molise.
Il grafico che segue mostra la percentuale di crescita delle superfici regionali su totale nazionale della coltura biologica, divisa per tipologie di coltivazione.

crescita colture bio Italia

Uno sguardo anche ai nostri vicini di casa: nei confronti degli stati più attivi nel comparto del biologico in Europa, anche il tasso di crescita degli operatori italiani rispetto a Spagna, Germania e Francia è maggiore, mentre su lato superfici coltivate siamo secondi solo alla Spagna che nell’ultima rilevazione risulta a +3%, mentre l’Italia raggiunge un bel +20,3%.

Sinab Osservatorio Sana

Quanto vale il mercato del biologico

Ma è tra presente e passato che emergono dati di fatturato di dimensioni importanti: 3.021 milioni di € di vendite nel mercato italiano (tutti i canali) nel 2016 (+14% rispetto il 2015) con +121% rispetto al 2008! Un mercato che insieme all’export sfiora i 5 miliardi di euro, ovvero + 408% rispetto al 2008.
La suddivisione vede gran parte del giro di affari allocati nella grande distribuzione organizzata (che ha spiccato il volo nel 2014 e resta ancora il principale canale di diffusione) e nei negozi bio specializzati.

Nomisma vendite per canale Osservatorio Sana

Sempre tra passato e presente la percentuale del biologico sul totale dell’alimentare nella Gdo segue un trend in costante crescita. Dallo 0,7% del 2000 all’1,5% del 2010 fino al 3,6% del 2016. Aumentano in rapporto alle richieste i prodotti nuovi di cui su 100, 23 sono bio. Il tasso di penetrazione di un cliente/famiglia che ha acquistato almeno un prodotto biologico nell’ultimo anno passa dal 53% del 2012 a ben il 78% del 2017.
La seguente grafica ben spiega il cambiamento negli intenti di acquisto.

Nomisma Osservatorio Acquisto prodotti bio

Capitolo a parte il cosiddetto veggie boom: alimentazione vegetariana e vegana ormai raggiungono il l’8% della popolazione tra coloro che seguono questo modo di mangiare a casa e chi lo sceglie anche fuori dalle mura domestiche, presso ristoranti, mense o bar. Il dato più importante è che ben l’83% delle famiglie italiane ha consumato almeno una volta un prodotto nell’ultimo anno a base di prodotti 100% vegetali (siano essi bio o no), dato che sale al 91% negli user bio. Tra i prodotti maggiormente provati:

  • piatti pronti: 77,5%
  • bevande vegetali: 67,5%
  • panati (cotolette -tofu/seitan bastoncini vegetali): 53,6%
  • sostitutivi del formaggio (tofu, sostitutivi a base di riso/soia): 50,5%

Fonte: Nomisma

Parlando di spesa bio

I comparti che superano il 13% della torta globale sono in ordine di grandezza decrescente frutta, ortaggi, derivati dei cereali, latticini come da grafica che segue.

Ismea Osservatorio Sana comparti spesa biologica

Nella suddivisione per aree geografiche, nord ovest e nord est con Centro e Sardegna assumo valori sempre più prossimi tra di loro (vanno dal 25 al 36%), mentre fanalino di coda, nonostante vi siano le maggiori superfici e produzioni certificate, è il sud con circa l’11 % dei consumi.

Ismea Osservatorio Sana distribuzione bio in Italia

Apriamo due piccoli capitoli a parte che rappresentano dei veri e propri casi d’eccellenza.

  • il settore avicolo: nel 2011 il consumo di pollame di origine biologica rappresentava il 31%, nel primo semestre 2017 balza al 73%. Segno che lo si preferisce sia a quello tradizionale non bio, sia perché la certificazione biologica trasmette senza dubbio maggiore fiducia. La ricerca di alternative alle carni rosse rafforza questa ricerca verso prodotti alternativi, prediligendo carni di origine più sana, da allevamenti biologici;
  • il vino biologico: rosso e bianco, rosato in misura minore, vincono la sfida del bio con oltre il 100% di valore commercializzato nel 1° semestre 2017 rispetto al 2016. Dal 2013 è avvenuto il primo distacco, in termini di vendite, che continua ad ampliarsi in modo notevole nel 2015, fino a raggiunge un +108% nel 2017. Contemporaneamente aumentano nel 2016 le superfici riconvertite a vite biologica.

Certamente ci aspettiamo nuovi e positivi dati dal prossimo salone Sana. Il margine di crescita e riconversione al biologico nel settore agroalimentare è ancora grande e può sviluppare nuovi margini di redditività e occupazione grazie anche a consumatori più informati e decisi, orientati verso scelte che li tutelano e che puntano al rispetto dell’ambiente, alla valorizzazione della biodiversità del nostro territorio e al patrimonio enogastronomico.

Non ci resta che darci appuntamento in fiera!

Vi aspettiamo presso il nostro stand a SANA2018 (C5, padiglione 21) per raccontarvi in cosa consiste essere consulenti del biologico e quanto sia importante non tanto credere o meno nel bio, ma applicare correttamente le normative volte alla tutela dell’ambiente e, dunque, della nostra salute.