Blockchain Tutela e sicurezza per il consumatore

di Sandra Santoro

Blockchain e food: tutela e sicurezza per il consumatore/seconda parte

Abbiamo fatto conoscenza della Blockchain con il nostro precedente articolo; ora entriamo nel vivo di questo sistema di controllo di filiera per scoprirne le qualità pratiche e chi lo usa già a beneficio del consumatore.
La supply chain agricoltore > trasformatore > distributore > venditore> consumatore ha bisogno di uno strumento capace di garantire la provenienza e la qualità del prodotto dall’inizio alla fine del processo.

La supply chain della Blockchain

(Fonte: https://www.te-food.com/)

Tutti gli elementi della filiera possono essere gestiti attraverso l’uso della tecnologia Blockchain grazie alla creazione di un nuovo sistema di relazioni tra i vari attori del comparto basato su un reciproco concetto di fiducia. La novità sta anche nel fatto che il percorso può essere controllato e verificato sia da parte dei componenti della filiera che del consumatore finale attraverso il suo ormai radicato prolungamento: lo smartphone. Dispositivo in grado di scoprire tutto di tutti perfino in tempo reale è in grado di raccontarci la storia del prodotto mentre, ad esempio, si sta acquistando al banco dei freschi e dell’ortofrutta o si sta per ordinare una pietanza nella pausa pranzo. Sistemi di rilevazione e/o trasmissione come QRcode, Rfid o codici a barre già esistenti diventano il tassello finale di un circuito di tecnologie mirato al reperimento di più informazioni possibili su un certo prodotto o materia prima.
Ma non basta.
Si possono monitorare anche aspetti legati ai metodi utilizzati nella produzione agricola come il disboscamento e lo sfruttamento eccessivo del suolo, la presenza di allevamenti intensivi (che da soli generano gas serra e CO2) e altre pratiche che impattano sulla perdita delle biodiversità, che potrebbero essere arginate attraverso l’uso di nuove tecnologie usando processi condivisi che ne aumentino il controllo e la sicurezza.

Un ponte tra digital e civiltà contadina

Dunque, al di là dei tecnicismi, la Blockchain potrebbe creare un ponte tra la cultura digitale e la realtà rurale. E le sue applicazioni sono potenzialmente infinite. Inoltre l’uso di nuovi metodi per processare e gestire le transazioni digitali aiuta ad automatizzare diversi processi che, se eseguiti manualmente, possono richiedere molto tempo.

La tecnologia Blockchain per tracciare e autenticare digitalmente i prodotti alimentari può rendere l’ecosistema della filiera trasparente, sicuro e affidabile, può aiutare inoltre ad arginare le contraffazioni e le violazioni dei marchi e delle denominazioni d’origine come DOP, IGP e altre, contenere la diffusione nel mondo di marchi o prodotti cosiddetti Italian sounding (imitazioni di brand ben posizionati sul mercato attraverso un richiamo alla presunta italianità), che tra le altre cose non è perseguibile dalla legge. Altro fenomeno che mina il comparto agrifood è la presenza delle agro mafie che vanno combattute su tutti i fronti e nelle varie fasi della filiera.

Secondo Coldiretti il valore del falso Made in Italy nell’agroalimentare è salito ad oltre 10 miliardi, con un aumento del 70% nel corso dell’ultimo decennio per effetto della pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano un’idea dell’Italia. Il sistema italiano di qualità Food and wine conta su 822 specialità tutelate che sviluppano un valore alla produzione di 15,2 miliardi con un aumento del 2,6% su base annua (Fonte: Rapporto Rural Hack 2019).

Ghiotta è la potenzialità della tecnologia che permetta un’alta forma di controllo e che renda il fruitore finale non più solo consumatore sfruttato e manipolato, ma attore consapevole delle proprie scelte e sempre più attento a ciò che acquista, cucina e mangia.
Nascono dunque numerose start up anche in Italia, oltre che nel resto del mondo, che progettano sistemi Blockchain che trovano applicazione in diversi mercati legati all’agroalimentare come la ristorazione, la vendita all’ingrosso e al dettaglio, la produzione viticola, ecc.. e si investe molto per renderlo un sistema sicuro, affidabile e coerente.

Qualche piccolo e grande esempio

Nei mercatini rionali romani la startup pOsti, con la Camera di Commercio Agro Camera e alla Rete Produttori Agricoli di Frutta rete di imprese, propone un progetto dedicato alla filiera ortofrutticola per la qualificazione della vendita diretta dei prodotti freschi e la valorizzazione di quattro informazioni distintive: varietà, provenienza, data di raccolta, grado di maturazione. Le informazioni, tracciate in blockchain, e quindi certe, trasparenti e immodificabili, saranno riportate nel cosiddetto scontrino parlante, emesso in fase di acquisto del prodotto tracciato e di immediata percezione per il consumatore.

Sempre in Lazio lo chef pluristellato Antonello Colonna, già pioniere per soluzioni innovative nell’ambito della cucina gourmet e forte sostenitore di una cucina a stretto contatto con la terra, ha attivato un sistema Blochchain sulle coltivazioni di 450 piantine di pomodori bio di Torpedino (del suo orto) che attraverso un sofisticato sistema di rilevazione, attivo tutto il giorno, verifica diversi parametri dello sviluppo della coltura. In più permette ai suoi clienti, attraverso una App per smartphone, di poter vedere cosa accade alla coltivazioni nella sua azienda agricola e rilascia addirittura un certificato di tracciabilità digitale o cartaceo.

Entro un paio di anni dovrebbero arrivare i primi risultati sull’implementazione della tecnologia Blockchain all’interno del progetto Rouge promosso dal Consorzio Arancia Rossa di Sicilia Igp,  Almaviva, Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura) qui in partnership con l’Università di Catania, dipartimento di agraria. Avendo già una mappatura dei territori, delle coltivazioni e i dati dei prodotti certificati, il consorzio ha attuato una digitalizzazione e un sistema di condivisione di dati. Ha inoltre reso fruibile tutte le informazioni agli acquirenti e ai consumatori finali.

E parte anche la GDO alla scoperta di questa nuova frontiera della tracciabilità che punta (oltre alla riconoscibilità di ciascun lotto che viene acquistato) anche alla creazione di un sistema di monitoraggio più attento ai cambiamenti globali attraverso una alimentazione sempre più responsabile, biologica e sostenibile. Coop sta sviluppando il progetto Coopchain per le uova biologiche, con il QR code stampato sulla confezione per conoscerne la storia e la filiera. Ha inoltre attivato un portale in cui, inserendo il numero del lotto, si può conoscere la tracciabilità del prodotto dallo svezzamento passando per l’allevamento, il confezionamento e la distribuzione.

Arrivederci al prossimo articolo in cui analizzeremo i punti più problematici della Blockchain, definita dall’Economist the trust machine.

 

Credits: Flaticons.com + Freepick.com