Cibo e consumatori del 2069

Cibo e consumatori del 2069!

E’ senz’altro curioso e rappresenta una sfida culturale l’articolo della giornalista americana Elizabeth Dunn su Medium.com, che compie un balzo nel futuro. Il titolo è avveniristico: In 2069, Your Food Will Shop for You (Nel 2069 il cibo comprerà al posto tuo). Cioè, sarà il cibo a scegliere cosa è meglio per noi!

Gli ospiti del suo articolo sono Max Elder, dell’Institute for the Future di Palo Alto, che lavora come ricercatore al Food Futures Lab; l’italiano Fabio Parasecoli professore alla New York University – dipartimento di Nutrition and Food Studies, che sta curando la mostra di maggio prossimo al Victoria & Albert Museum di Londra, Food: bigger than the plate; Mike Lee, food designer e fondatore di Future Market.

Fare la spesa sarà un’esperienza sempre più digitale

Lo scenario descritto dall’autrice pone una grande sfida, immaginando bistecche T-bone che crescono sugli alberi, spuntini progettati sartorialmente sul proprio microbioma e caffè mattutini recapitati da droni. Scopriamo che i luoghi che vendono cibo stanno già cambiando profondamente, virando verso paesaggi emotivi in cui annusare profumi di cibo e udire suoni legati alla sua produzione, facendo leva sui nostri stati d’animo. Nei prossimi anni i supermercati più competitivi saranno ricchi di biodiversità ma saranno anche negozi ad alto contenuto tecnologico che limiteranno al massimo lo spreco di cibo e gli acquisti saranno prevalentemente digitalizzati. Si potrà comprare scansionando un prodotto che sarà erogato al momento, evitandone lo spreco per andare incontro alle esigenze ambientali.

Al tempo stesso, chi compra potrebbe voler vivere l’esperienza del processo produttivo degli alimenti: come succede nei negozi Whole Food, dove è possibile spremere, grattugiare o trasformare il cibo con le proprie mani perché, come dice Parasecoli, le persone usano il cibo per esprimere la propria passione, la loro identità, il loro essere degli intenditori.
Digitale ed esperienza fisica di acquisto procederanno insieme, l’uno con l’altro. D’altronde alzi la mano chi non prova piacere acquistando cibo, soppesandolo fra le mani, annusandolo, valutandone il colore! Ma, come ha già fatto il colosso cinese Alibaba con i propri supermercati Hema, i punti vendita diventeranno il luogo di un’esperienza informativa, emotiva, ludica e ristorativa. Basta guardare il video per capire di cosa si tratta: scegliere il pescato (ancora vivo) da portare a casa o farselo cucinare nella zona ristorante, scansionare i prodotti per leggere le caratteristiche, acquistare mentre si è in negozio e farsi portare tutto a casa.
Il dietro le quinte dell’acquisto digitale del cibo coinciderà sempre più con una gestione delle spedizioni molto performante, come si vede in questo video della catena di supermercati online inglesi Ocado.

Tecnologia e cibo

Senza dubbio il futuro del retail riserverà novità ancora più rivoluzionarie, con laboratori che produrranno carne coltivata non proveniente da allevamenti inquinanti e cancellando completamente il problema dei maltrattamenti sugli animali, o tetti che immagazzineranno acqua piovana e compenseranno le emissioni di carbonio atmosferico, su cui coltivare frutta e verdura per garantire la freschezza di prodotti e la tracciabilità. Dunque in linea con la sensibilità di tutti i consumatori che desiderano acquistare alimenti sani e rispettosi dell’ambiente.

Così come i nostri account social ci propongono contenuti ad hoc, l’esperienza alimentare diventerà sempre più personalizzata. Tutte le informazioni che lasciamo sul web sulle nostre preferenze ed esigenze potrebbero essere usate per creare cibo su misura con l’aiuto della tecnologia: stampanti 3D, coltivazioni idroponiche e carne coltivata, droni che distribuiscono caffè in base alle indicazioni di affaticamento personali e supermercati mobili che si spostano in base alle necessità di una comunità. Complice anche il feedback con i produttori di experience food che cementerà l’esperienza produttore-consumatore.
Dunque, come dichiara uno dei intervistati della Dunn

One possible future is that we don’t shop for food anymore, but food shops for us

Il Pianeta ha preso una bruttissima piega e la disponibilità di cibo non sarà riservata a tutti. Il divario tra chi potrà accedere al cibo, e chi avrà grandi difficoltà nel suo reperimento si amplierà. La sfida culturale di immaginare un nuovo cibo, intelligente e tecnologico, sano per i consumatori e rispettoso dell’ambiente è davanti a noi.

Link all’articolo In 2069, Your Food Will Shop for You