Un'intera generazione dalla parte dell'ambiente: da Stoccolma con passione

di Sandra Santoro

Un’intera generazione per l’ambiente: da Stoccolma con passione

A meno di un anno dalla ribalta sulla scena mondiale della Thunberg i media si sono espressi in tutte le maniere (molto positive e molto denigratorie) sulla giovane attivista di Stoccolma. Abbiamo pensato di raccontarvi il nostro punto di vista su questa ondata di visibilità a favore dell’ambiente.

A pochi mesi dal primo venerdì dello School Strike 4 Climate, si continua a parlare di quella ragazzina, lunghe trecce e volto deciso, teenager fuori dall’ordinario, che grazie (ebbene sì, grazie) a quella strana sindrome di Asperger di cui è portatrice, riesce ad essere diretta e asciutta nel mostrarci i duri segnali dei cambiamenti climatici.

Non potete restare ad aspettare

È questo il grido di allarme che rivolge in modo severo agli adulti e traccia un sentiero che le nuove generazioni di bambini e ragazzi possano seguire.

Era il 20 agosto dello scorso anno

Tutto inizia quel venerdì di agosto del 2018 quando si siede davanti al parlamento svedese distribuendo volantini e tenendo tra le braccia un cartello il cui motto Skolstrejk för klimatet è diventato un simbolo in tutto il mondo. Sparge la voce sui social network postando la sua iniziativa su Instagram e Twitter. Piano piano, un venerdì dopo l’altro, si diffonde la notizia e arrivano i primi giornalisti incuriositi. Viene poi invitata a parlare alla conferenza sul clima COP24 a Katowice (Polonia) a dicembre, al World Economic Forum di Davos a fine gennaio, a Bruxelles alla Comunità europea.
Si chiama Greta Thunberg, ha 16 anni e lancia un sassolino nello stagno. L’effetto delle onde che si allargano in cerchi concentrici crea un certo scompiglio in acque ferme, fa partire una lunga serie di eventi e di reazioni a catena. Ed è talmente forte e importante che inevitabilmente crea, grazie a nuovi media e alle nuove piazze virtuali, un effetto domino.
Inizialmente contagia le menti e i cuori di un numero sparuto di giovani tutti preoccupati da un futuro incerto, in cui l’impatto dell’uomo sull’ecosistema terrestre è ben visibile a tutti.
Cosa vuol comunicare questa ragazzina, ci si chiede? Inizia un intenso tam tam mediatico. Il messaggio è che tutto è nelle mani dei ragazzi e delle ragazze, ultima (e prima) generazione in grado di fermare i cambiamenti climatici in atto.
Raggiunge, muovendosi sempre in treno per decisa scelta eco sostenibile, altri giovani radunati a Parigi e Amburgo.
Intanto in Italia l’eco delle sue parole coinvolge Roma, Milano, Torino, Modena e Genova, le prime città italiane ad abbracciare la causa. Il 15 dicembre scende in piazza, quasi da sola, a Milano anche Sarah Marder (adulta!) attivista e regista statunitense che è la prima rispondere in modo spontaneo allo sciopero per il clima e diviene la referente di Fridays for Future per l’Italia.

Gli altri attivisti che si fanno sentire

Greta diventa l’esempio per i suoi coetanei di tutto il mondo, come la diciassettenne olandese Maja Brouwer, che si è inginocchiata di fronte al consiglio comunale dell’Aja pregando chi è a capo delle istituzioni di intervenire sui cambiamenti del clima, o la tredicenne Alexandria Villasenor, che sciopera ogni venerdì di fronte alla sede dell’Onu di New York.
E poi ci sono i nostri: Rebecca, 8 anni e Laura, Paolo e Dario, rispettivamente 16, 18 e 17 anni.  E ancora Gaia e Emanuele, due fratelli di 10 e 15, che saltano scuola per scioperare sotto la Regione Liguria. E Miriam Martinelli, 16 anni, che è l’attivista italiana più famosa di Fridays for Future. Alessandro, venticinquenne, che a Torino per la prima volta partecipa a una manifestazione per dire basta ad un modello economico basato sulla crescita fuori controllo; durante il corteo ci mostra, insieme ad altri compagni, l’urgenza di intraprendere azioni correttive mostrando centinaia di sveglie disegnate sui manifesti insieme a quelle impostate sui loro cellulari.
C’è perfino una scuola media a San Marino che dal 15 marzo al 15 aprile ha attivato una raccolta di bottigliette di plastica per dimostrare quante ne vengono usate e sprecate in un mese, quando invece si potrebbero usare borracce o contenitori riutilizzabili.
E l’elenco potrebbe continuare perché in Italia l’adesione allo sciopero del 15 marzo è stata davvero partecipata.
E venerdì 15 marzo 2019 si concretizza come il giorno in cui una ragazza, che idealmente ne rappresenta moltissimi, si contrappone a tutti quegli adulti affetti da un immobilismo dettato da ignoranza, fatalismo, motivi economici e interessi politici.

Global Strike for Climate 15 marzo 2019 generazione ambiente

È un bel movimento, dirompente che non lascia spazio a dubbi. Proprio per questo in molti crea disagio e senso di sorpresa. Infatti non è né un ente governativo né un leader politico, né un influencer che arriva dal mondo del cinema o della musica o dello sport. Ci troviamo di fronte ad una ragazzina, figlia del suo tempo che in autonomia (o forse no, ma poco importa) cattura l’attenzione dei media, del web e soprattutto di noi adulti. Il messaggio è espresso in parole semplici, da adolescente, che dichiara in modo fresco e lucido un concetto che spesso è incomprensibile ai più: stop all’uso di materie prime inquinanti, stop ai particolarismi di pochi e via con un cambio radicale di modi di vivere e di pensare.

Voi avete paura di essere impopolari, io no. Quando sarà vecchia un giorno forse mi chiederanno di voi, di cosa avete fatto quando eravamo ancora in tempo per agire. Questa è una crisi e non possiamo risolverla senza trattarla come tale. Ma non siamo venuti qui per implorarvi: ci avete ignorato in passato e lo farete anche stavolta. Siamo venuti qui per spiegarvi che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no (discorso a COP24 in Polonia)

E a cascata il messaggio arriva ai suoi coetanei (anche a molti più giovani di lei) che, contrariamente a ciò che si pensa di loro (tutti smartphone, videogames e poco altro), abbracciano immediatamente la causa. Non solo per “marinare” la scuola dunque, ma per far sentire la loro voce, visto che saranno proprio loro ad abitare il pianeta negli anni a venire e per essere in grado, come dice Greta, di poter raccontare fra qualche decennio la storia di questa rivoluzione climatica e culturale.

Il resto del mondo (soprattutto quello scientifico) di fronte all’emergenza ambientale

C’è una grandissima parte dell’opinione pubblica che resta affascinata da Greta. Perfino papa Francesco che non molto tempo fa ha scritto Si tratta del falso presupposto che esiste una quantità illimitata di risorse e che gli effetti negativi delle manipolazioni della natura possono essere facilmente assorbiti dall’ambiente. Una persona quindi dotata di una inaspettata sensibilità ambientale che, nell’incontro che ha avuto con Greta poco tempo dopo l’inizio degli scioperi, le ha detto “vai avanti”: un segnale forte che tocca le coscienze, anche quelle meno attente alle problematiche ambientali.
E quel 15 marzo segna una svolta nella storia di questo fenomeno socioculturale perché riesce a riempire di giovani le strade con 1 milione e 600 mila partecipanti, 125 paesi e di circa 2000 luoghi (fonte: sito web di Fridays for Future), ciascuno con in testa un mondo migliore.
Un appello rivolto ai grandi della Terra, certo. Ma soprattutto agli adulti in generale. E il monito è chiaro: tagliare la CO2 per limitare l’aumento della temperatura media globale a meno di 1,5° C e portare le emissioni di gas serra a zero entro il 2030.
“Salviamo la terra dall’effetto serra” e “Giro giro tondo casca il mondo, salva la terra dall’effetto serra” sono solo due dei tanti slogan rielaborati dai ragazzi che rappresentano lo spirito diretto e genuino di una generazione in piena crisi, priva di prospettive e anzi timorosa di ciò che potrebbe riservare il futuro se non si adottano dei cambiamenti. Come sempre in queste circostanze c’è chi aderisce solo per moda o per avere il proprio momento di notorietà, ma poco importa se il fine è la sensibilizzazione delle masse che spesso enti governativi o istituzioni non riescono a coinvolgere, forse perché distanti per natura dai cittadini e soprattutto dai più giovani. Poco importa se Greta è il frutto di una manipolazione o di un progetto di marketing, perché è la voce della lotta per il cambiamento.

Se tutti ascoltassero gli scienziati nessuno dovrebbe ascoltare me…e tutti potremmo tornare a scuola

Ci troviamo di fronte ad un periodo storico che da alcuni scienziati è chiamato Antropocene, cioè un’epoca geologica dominata dalle attività dell’uomo, molto diversa da quella di un passato recente (gli ultimi 100 anni) in cui era solo la natura a scandire il susseguirsi delle ere. Nel secolo scorso con lo sviluppo della scienza e della tecnologia e con la disponibilità di grandi quantità di energia l’uomo ha modificato sostanzialmente il pianeta blu. In più con l’aumento della popolazione – si stima che nel 2025 sarà di circa 8 miliardi di persone – occorreranno più risorse, che non sono infinite, e allo stesso tempo avremo sempre meno spazio per collocare i rifiuti che generiamo.
L’ultimo Global Environment Outlook o GEO-6 ci offre il rapporto ambientale più completo sullo stato di oceani, aria, suolo, acqua, biodiversità e propone possibili soluzioni per la loro salvaguardia, puntando il dito su un certo immobilismo che tende a conservare dinamiche legate all’uso di elementi in esaurimento costante e altamente inquinanti.
Si stima nel 2018 abbiamo consumato ogni secondo 250 tonnellate di carbone, 1.000 barili di petrolio e 105.000 metri cubi di gas che hanno prodotto a loro volta 1.000 tonnellate di CO2. Dati che contribuiscono non solo all’esaurimento di quelle materie, ma provocano danni alla salute e all’ecosistema terra. Lo scorso dicembre a Katowice si è svolta la più importante conferenza sul clima dopo quella del 2015 di Parigi. Gli scienziati hanno lanciato l’ultimo avviso ai leader politici, alcuni dei quali però portano avanti tesi negazioniste.

La maggior parte dei politici non vuole parlare con noi. Bene, neanche noi vogliamo parlare con loro. Vogliamo invece che parlino con gli scienziati

Eppure sarebbe più logico puntare su un’energia pulita e quasi inesauribile come quella del sole a cui sono collegate altre fonti naturali come vento e acqua: idroelettrico, eolico, fotovoltaico sono energie la cui implementazione viene ancora fortemente ostacolata dalla lobby dei combustibili fossili.
Fortunatamente molti studiosi abbracciano scelte differenti. Significativa la lettera aperta di un gruppo di scienziati italiani che attraverso il comitato La scienza al voto appoggia il movimento globale per il clima nato con la Thunberg.

I politici potranno naturalmente essere stimolati da un’opinione pubblica consapevole della crisi climatica e delle sue soluzioni, e potranno a loro volta stimolare i cittadini a raggiungere questa consapevolezza – sostenuti da coloro che formano le coscienze e il pensiero collettivo, gli insegnanti e i giornalisti, cui spetta uno speciale dovere di raggiungere una consapevolezza in materia di manomissione del clima e di possibili soluzioni alla crisi

E il secondo venerdì di sciopero globale segna un nuovo passo in avanti nella partecipazione soprattutto qui in Italia, che si sta dimostrando una delle nazioni più attive con cortei colorati, di certo rumorosi ma pacifici (mappa delle piazze che hanno aderito, ben 126). I partecipanti del 24 maggio sono più organizzati, si riuniscono periodicamente per concertare delle azioni di rottura per aumentare la sensibilità verso il problema. A Bologna, ad esempio, sono stati attivati dei veri e propri blocchi in città nelle settimane precedenti il secondo Global Strike for Future – le critical mass – per dimostrare quanto inquinamento pervade le aree metropolitane.

Negli adulti esisteva già una consapevolezza che il problema clima era grave e per questo dobbiamo chiedere scusa ai ragazzi e portare il mondo verso un cambiamento a partire dagli accordi climatici globali che devono essere generali e obbligatori, altrimenti non funzionano, dalla riconversione delle attività produttive che devono essere incentivate, aiutare le economie emergenti altrimenti non si sviluppano, ma anche modificando i nostri comportamenti personali nelle piccole e grandi azioni di ogni giorno (Mario Tozzi, geologo, dalla manifestazione di Roma)

E il secondo sciopero mondiale per il clima capita proprio nei giorni in cui si svolgono le elezioni europee per scegliere i rappresentanti del Parlamento Europeo: i nostri ragazzi scendono dunque in piazza per chiedere al Governo e alle istituzioni locali di dichiarare l’emergenza climatica.
L’augurio è che questa onda positiva e verde, questo cambio di paradigma e consapevolezza non si fermi: i dati del seguito che la ragazza dalle lunghe trecce e il volto severo raccoglie aumentano di giorno in giorno. Il suo profilo Twitter conta 616.262 follower e la sua pagina Facebook piace a 829.473 persone. Pochi giorni fa il Time  Magazine le ha dedicato una splendida copertina.

Greta Thunberg copertina di Time Magazine di Hellen van Meene generazione ambiente

Emergono anche immancabilmente i detrattori, le bufale e le fake news su Greta. Viene presa di mira sui social media, alcuni la accusano di essere una catastrofista e infine anche di essere un prodotto creato a tavolino.
Ma in definitiva resta un fenomeno importante per le nuove generazioni, un modello positivo e da imitare che amplifica quello che già da qualche anno è lo spirito che pervade molte delle coscienze: ristabilire un equilibrio tra le attività dell’uomo e lo spirito della Terra, abbattere le disuguaglianze, liberare gli oceani dai rifiuti e in particolare dalle plastiche.