Sana: il biologico, uno dei tasselli del puzzle che salverà il pianeta

di Sandra Santoro

Il biologico, uno dei tasselli del puzzle che salverà il pianeta – appunti da Sana 2019 –

Si è chiusa da pochi giorni la 31^ edizione di Sana e inizia idealmente un nuovo ciclo di idee, appuntamenti e tavoli di confronto sull’agroalimentare e sul biologico. Oltre alla vetrina consueta che ha portato circa 1.000 espositori a confrontarsi e a presentare i proprio prodotti consolidati e nuovi (ben 950 novità), la manifestazione, forte di contenuti e partecipazione sia di pubblico che di esperti, ha offerto un ventaglio di workshop e convegni davvero importanti.

È emerso un vero cambio di paradigma da parte di tutti i soggetti coinvolti: istituzioni, associazioni di settore, aziende e cittadini.
Come più volte ha ribadito Simona Caselli, Assessore all’agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia Romagna.

occorre, per ottemperare agli impegni fissati, uno sguardo olistico, non più a compartimenti stagni, a tutto campo. Servono dunque interventi integrati in grado di sfruttare i punti di forza delle diverse discipline, expertise e assetti. E l’agricoltura biologica è uno dei pezzi del puzzle che ha effetti benefici di natura sistemica per il suolo e per l’assorbimento del carbonio.

Simona Caselli Rivoluzione bio Sana 2019

Commento di Simona Caselli durante “Dalla rivoluzione verde alla rivoluzione bio”

Noi di Bioqualità abbiamo seguito il mare magnum di iniziative e di incontri e vogliamo segnalare alcuni particolari topic e pillole che hanno colpito la nostra attenzione, oltre agli importanti dati emersi dal consueto Osservatorio Sana 2019.

Parola d’ordine: investire nell’innovazione

L’idea del ritorno al passato, a una agricoltura fatta di duro lavoro e di rimedi antichi è solo un’immagine romantica che non può più fare fronte alle esigenze attuali. In molti dei seminari e tavole rotonde è stato posto l’accento sull’uso della moderna tecnologia (agricoltura di precisione) che punti al risparmio in termini di risorse umane. Un’agricoltura 4.0 interconnessa applicabile alla produzione, trasformazione e distribuzione, passando per il monitoraggio di una filiera sempre più sotto controllo. Da valorizzare la componente umana, il duro lavoro dei contadini e i sacrifici enormi che affrontavano in passato, puntando su metodologie che riducano i loro sforzi, studiando e implementando nuove tecniche sia operative che di gestione e organizzazione. La razionalizzazione delle irrigazioni, l’utilizzo di sensori nei campi, l’uso di trattori intelligenti e i droni per il monitoraggio da remoto sono solo alcune delle idee da applicare insieme ai metodi di coltivazione bio. Insomma una tecnologia non solo al servizio dell’automazione ma che migliori i processi, la tracciabilità degli ingredienti e il lavoro delle persone.

Il bio è parte integrante di un sistema che ha generato una nuova rivoluzione socio-culturale dettata da una domanda crescente di prodotti più sani e naturali, dall’esigenza di ridurre l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente e sul suolo (un terreno lavorato con metodo bio produce il 40% in meno di Co2 rispetto a uno coltivato in modo tradizionale) e che tenga conto del benessere animale. Non ultima, l’attenzione a ridurre il più possibile gli sprechi.

Smartphone “anti spreco”

Se da un lato sempre più persone scelgono di acquistare bio per il valore intrinseco che porta con sé, altri devono fare i conti con lo scarso potere economico dei propri portafogli. Uno delle novità introdotta qualche mese fa anche in Italia e presentata in uno dei seminari a Sana, è la app Too Good To Go – Mangiare bene, senza spreco. Nata a Copenhagen nel 2015 e diffusasi velocemente in Italia (lanciata a Milano lo scorso marzo è attiva anche a Torino, Genova, Bologna e a breve arriverà nella capitale) questa App è stata creata col presupposto che ben 1/3 del cibo prodotto al mondo viene sprecato. Mettendo in contatto negozianti e clienti viene proposta una magic box (a sorpresa) dell’invenduto a prezzi scontati (in alcuni casi fino al 70%). Ha già conquistato tantissimi giovani (soprattutto studenti) per la sua originalità e soprattutto perché è l’ultima possibilità di uso di un prodotto prima di essere gettato via, nei rifiuti.

no allo spreco del cibo

Dai social, dirette video e tanti tweet

Facebook e Twitter protagonisti indiscussi della comunicazione durante la Fiera del biologico e del naturale. E’ stato possibile seguire per intero l’iniziativa “Dalla rivoluzione verde alla rivoluzione bio” dedicata agli stati generali del biologico e momento di confronto approfondito, oltre che di analisi delle opportunità di mercato e delle sfide future.
I video dei lavori sono sulla pagina Facebook di Sana:

Il Prof. Angelo Frascarelli, Presidente Advisory Board, ha presentato il Manifesto del biologico 2030 quale strumento per passare dalla rivoluzione verde (cioè l’agricoltura intensiva) alla rivoluzione bio. La carta del bio è stata presentata nella seconda giornata di lavori ed esprime la sintesi di un percorso appassionato che indica la giusta strada da percorrere nei prossimi 10 anni.

Coinvolgere le grandi aziende nella rivoluzione!

L’impegno di tutti nel proprio piccolo è importante per raggiungere l’obiettivo comune di salvaguardia del pianeta, ma è necessario un cambio di mentalità a livello di grandi aziende e industrie. L’impatto che hanno i residui industriali di produzione, l’abuso di allevamenti intensivi e l’eccessivo utilizzo di materiali per gli imballaggi (soprattutto plastiche e micro plastiche, impossibile filtrarle e gestirne il recupero) è un segnale di allarme forte. Ma le grandi realtà aziendali con una visione più lungimirante sono già al lavoro. Quasi un quarto settore in cui si inseriscono aziende che stanno riscrivendo il modo di fare impresa in cui l’attività economica crea un impatto positivo su persone e ambiente.

B Corporation

Si può generare profitto lavorando in maniera responsabile, sostenibile e trasparente e perseguendo uno scopo più alto del solo guadagno. Si tratta del movimento B Corp presente in 140 settori e in 60 Paesi e ha un unico obiettivo: ridefinire un nuovo paradigma di business adeguato ai nostri tempi, concreto e replicabile. Lo scopo è avere un impatto positivo sulle persone e sull’ambiente, oltre al profitto.
Lo slogan d’impatto recita così: “I migliori per il mondo, non i migliori al mondo“.
Il progetto viene veicolato attraverso una piattaforma gratuita che misura l’impatto di ciascuna azienda (B Impact assestment) in 5 aree (governance, persone, comunità, ambiente e clienti): la certificazione che ne deriva assicura che un’azienda operi secondo i più alti standard di performance sociale e ambientale.
Il premio Nobel 2013 per l’economia Robert J. Shiller ha dichiarato:

Le benefit corporation sono aziende che hanno un doppio scopo e avranno risultati economici migliori di tutte le altre aziende

Tra i nomi eccellenti di imprese internazionali che hanno già aderito Patagonia® (la prima grande azienda che ha aderito nel 2011), Danone e le italiane, per citarne alcune, Alpro, Fratelli Carli, Treedom e Alessi e alcune presenti anche a Sana come Herbatint, IsolaBio, Yogi, Dr Bronner’s.

Tra 5 o 10 anni guardando indietro diremo: questo è stato l’inizio di una rivoluzione perché il paradigma esistente non funziona più. Questo è il futuro.

Yvon Chouinard, fondatore di Patagonia®

L’appuntamento per le aziende e tutti i cittadini interessati è al prossimo B Corp Summit ad Amsterdam il 23 e 24 settembre.

A Sana abbiamo seguito con interesse il seminario “La sostenibilità ambientale: best practices a compendio dell’agricoltura biologica” a cui hanno partecipato, tra le altre, tre grandi realtà nel panorama dell’agroalimentare italiano evidenziando il loro impegno nell’adozione delle pratiche che contribuiscono alla protezione dell’ambiente e alla significativa riduzione delle emissioni di CO2. Testimonianze ed interventi concreti per la riduzione dell’impatto ambientale!

Tra gli altri nella grande distribuzione moderna, Chiara Faenza – Responsabile Sostenibilità e Innovazione Valori Coop Italia, che ha sottolineato come la competitività non può prescindere dal rispetto dei propri valori come la tutela della sicurezza e della salute, la protezione dell’ambiente, contribuire alla cooperazione e la spinta ad un consumo consapevole attraverso una strategia di controllo di tutta la filiera anche per ridurre i rischi sulla sicurezza e di frodi. Nell’area del biologico questi propositi si concretizzano in un’attenta selezione dei fornitori, attraverso rigorosi capitolati, una conoscenza approfondita della filiera e il particolare controllo nel punto vendita. Anche Coop punta sull’innovazione dei prodotti (ricette semplici con pochi ingredienti, equilibrate dal punto di vista nutrizionale, in filiere sostenibili), sul packaging (materiali riciclati e riciclabili) e sulla gestione accurata dei processi e delle risorse attraverso programmi dedicati. Interessante la timeline che ha introdotto la blockchain dedicata alle uova bio, che ha portato i clienti a poter accedere con il proprio smartphone e inquadrando un QRcode alla visualizzazione di tutta la storia di un uovo. Infine, un’attenzione speciale è rivolta ad arginare il fenomeno del caporalato nelle aree coltivate attraverso la campagna “Buoni e giusti” che promuove l’eticità delle filiere ortofrutticole con oltre 700 verifiche ispettive già attuate.

Un intervento particolarmente sentito quello di Fabio Brescacin, frutto di un approccio definito dal Presidente NaturaSi di corresponsabilità, in cui argomenta che anche il cliente deve fare la sua parte attivamente. NaturaSi infatti ha introdotto tra i primi il dispenser dello sfuso, la vendita diretta dei sacchetti per ortofrutta riutilizzabili, la graduale eliminazione dei fardelli di acqua in bottiglie di plastica. Tutte azioni che non fanno bene al bilancio (almeno nel breve periodo) ma che, nel tempo, fanno la differenza per l’ambiente.

Simone Gozzi – Responsabile Sistemi Integrati e Nutrizione di CAMST – ristorazione collettiva, ha raccontato l’esperienza partecipativa al Life Effige finanziato dall’unità LIFE della Commissione Europea, con lo scopo di consentire alle aziende italiane di misurare con trasparenza, chiarezza ed efficacia la propria impronta ambientale. In dettaglio, Camst ha individuato i punti caldi e ha ridefinito le aree di miglioramento nel progettare menù più sostenibili e nutrienti (meno carne e proteine animali e più proteine vegetali), sostituire i set di piatti di plastica usa e getta, ridurre lo spreco alimentare e razionalizzare il consumo di acqua nelle fasi di pulizia.

A livello istituzionale ci piace evidenziare l’intervento con un tweet della neo Ministra delle Politiche agricole alimentari, forestali e turismo, Teresa Bellanova, che ha sottolineato tra i suoi primi impegni l’approvazione della legge sul biologico come risultato di un pensiero dedicato in primis alle generazioni future: tra gli obiettivi, aumentare il numero di mense biologiche certificate in Italia!

Per tutti, appuntamento al 2020 dall’11 al 14 settembre con l’augurio che la direzione da perseguire sia sempre più quella di approccio globale che orienti i cittadini verso pratiche virtuose e scelte di acquisto meno gravose per l’ambiente e per le istituzioni. E che veda le aziende impegnate nella ricerca di un equilibrio tra bilancio economico e impatto positivo su persone e ambiente.

arrivederci a sana 2020