sostenibilità biologico equità sociale

di Sandra Santoro

La sostenibilità ambientale, il biologico e l’equità sociale: temi al centro dell’attenzione, dal singolo alle istituzioni.

I cambiamenti passano attraverso le idee degli uomini e delle donne

Qualcuno una volta lo ha detto. Sono idee forti e magiche, capaci di abitare il tempo in cui si vive facendo leva sulle coscienze. Eppure ci troviamo di fronte, da un lato, a chi lancia, propone e abbraccia queste idee innovative e aperte e, dall’altro, a chi continua sulla strada del negazionismo, forse anche perché poco incline ad occuparsi del mondo a venire.

Ebbene sì, c’eravamo anche noi!

L’ultimo Fridays for Future di fine settembre ha visto scendere in piazza in Italia oltre 1 milione di persone inclusi noi, tra Roma e Bologna, ponendosi tra i tre paesi che hanno fatto registrare il maggior numero di partecipanti al mondo. In attesa del quarto sciopero mondiale per il clima fissato il 29 novembre, sempre rigorosamente di venerdì, l’autunno 2019 si apre con diverse novità che riguardano aree di interesse e di coinvolgimento rivolte a superare gli ostacoli che la società globalizzata e l’economia lineare attuale portano con sé. C’è un gran fermento di iniziative ed eventi, di personaggi speciali e Governi che possono fare la differenza.

E anche l’agrifood vira sempre di più verso soluzioni meno inquinanti e più naturali: l’agricoltura bio, sempre più conosciuta e diffusa, che cresce sia in numero di aree coltivate che nelle vendite, il varo di nuovi decreti sull’ambiente che possano rappresentare solo l’inizio di prese di posizione future, l’assegnazione dei premi Nobel che quest’anno profumano di equità sociale e di energie alternative, rappresentano quello spostamento di attenzione su temi sensibili sempre più di largo consenso.

La forma del biologico

A poco più di un mese dalla chiusura di Sana (Salone del bio e del naturale) emergono dunque le tendenze di un mercato in crescita lieve ma costante (+ 5%) con valori molto ampi se si confronta con la fotografia fatta una decina di anni fa: il valore delle vendite del biologico, 4.089 mln di euro, rappresenta, rispetto al 2008, un + 171% e proviene per il 47% dal canale della GDO (segno che aumenta la domanda e il mercato risponde bene con l’ampliamento dell’offerta).
L’export fa un bel salto del + 597% con 2.266 mln di valore per il 2018, se comparato col 2008.
Numeri che ci indicano quanto è cambiato il consumatore e la richiesta di prodotti più sani, coltivati in modo più sostenibile e con metodo biologico. La percentuale di famiglie che hanno acquistato Food&Beverage bio almeno una volta in un anno svetta all’86% (pari a 21,4 milioni di famiglie). [Fonte Nomisma per Osservatorio Sana]

Il rapporto di Ismea, poi, ne individua nelle parti conclusive i punti di forza e debolezza e la direzione dei consumi dei prodotti bio.

Ismea biologico

Uno, cento, mille decreti per l’ambiente

A livello istituzionale in Italia il 14 ottobre viene pubblicato il nuovo Decreto sull’ambiente n. 111, segno che sta passando l’urgenza del cambiamento anche ai piani alti della governance.
Misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria e proroga del termine di cui all’articolo 48, commi 11 e 13, del DL 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229; il DL contiene i seguenti 9 articoli:

  • art. 1 – Misure urgenti per la definizione di una politica strategica nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria;
  • art. 2 – Misure per incentivare la mobilità sostenibile nelle aree metropolitane;
  • art. 3 – Disposizioni per la promozione del trasporto scolastico sostenibile;
  • art. 4 – Azioni per la riforestazione;
  • art. 5 – Ulteriori disposizioni per fronteggiare le procedure d’infrazione in materia ambientale;
  • art. 6 – Pubblicità dei dati ambientali;
  • art. 7 – Misure per l’incentivazione di prodotti sfusi o alla spina;
  • art. 8 – Proroga del termine di cui all’articolo 48, commi 11 e 13, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189;
  • art. 9 – Entrata in vigore.

decreto clima

Cautamente, un nuovo Governo traccia un primo traguardo che non è esaustivo, ma può e deve rappresentare il primo di tanti interventi futuri. Non è semplice conciliare obiettivi di risanamento economico generale e benessere dei singoli con politiche che possano migliorare, già nelle nostre realtà locali, gli impatti negativi dell’inquinamento globale.

Il Green New Deal parte dai bonus per la rottamazione di auto e moto (non sono certo una novità, tranne forse perché convertibili in abbonamenti ai mezzi pubblici e in l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita), prevedendo inoltre incentivi per i commercianti che inseriscono nei propri negozi i green corner per vendere prodotti sfusi, l’aumento delle corsie preferenziali per i mezzi pubblici, gli scuolabus ecologici, nuovi alberi da piantare nelle città.

Già nei mesi scorsi il Ministro dell’ambiente aveva firmato formalmente a Torino il Clean air dialogue, un pacchetto di misure per la qualità dell’aria adottato dalla Commissione Europea per migliorare la legislazione esistente e ridurre le emissioni dannose causate dall’industria, dal traffico, dagli impianti di produzione di energia e dall’agricoltura, per tutelare la salute e l’ambiente. Passo in parte obbligato con un provvedimento, si era reso necessario perché l’Italia risultava gravata da due procedure d’infrazione sulla qualità dell’aria: la 2015/2043 e la 2014/2147 relative al superamento dei livelli di biossido di azoto (NO2) e particolato (PM10) in alcune regioni, in particolare nella pianura padana.

Il recente rapporto annuale dell’Agenzia europea per l’ambiente (Aea) offre un’analisi dei rilevamenti 2016 che indicano ancora un primato in negativo, con il valore più alto dell’UE di decessi prematuri per biossido di azoto (NO2, 14.600), ozono (O3, 3.000) e il secondo posto per il particolato fine PM2,5 (58.600). Il ministro Costa promette di intervenire anche su questo punto attraverso i fondi in stabilità.

Anche i Nobel parlano di sostenibilità

lotta alla povertà Nobel 2019

Abhijit Banerjee, Esther Duflo e Michael Kremer si sono aggiudicati il Nobel dell’Economia per il loro innovativo approccio contro la povertà globale

A livello internazionale un altro importante appuntamento è quello delle assegnazioni dei premi Nobel tra i quali spiccano quello sulla Chimica assegnato ai ricercatori John B. Goodenough, M. Stanley Whittingham e Akira Yoshino, inventori delle batterie agli ioni di litio, che oltre a essere usate per smartphone e pc sono indispensabili per le auto elettriche e stanno quindi soppiantando quelle a base di combustibili fossili.
Importanti poi anche quelli dedicati alla Pace e all’Economia, apparentemente non collegati alle dinamiche di salvaguardia ambientale ma trasversalmente rivolti al miglioramento della qualità della vita delle generazioni future di tutto il mondo.
Quello per la Pace è stato consegnato al Primo Ministro etiope, Abiy Ahmed Ali. Si legge nella motivazione:

per i suoi sforzi per raggiungere la pace e la cooperazione internazionale, e in particolare per la sua decisiva iniziativa per risolvere il conflitto di confine con la vicina Eritrea

Un premio ad un uomo che potrebbe rappresentare un grande esempio per lo sviluppo e la crescita di un intero continente.
Il premio Nobel per l’Economia agli economisti Abhijit Banerjee, Esther Duflo e Michael Kremer per l’approccio sperimentale nella lotta alla povertà globale, altro tassello fondamentale da tenere in considerazione per gli scenari futuri.

Chiudiamo il cerchio sottolineando l’importanza che ricoprono le micro e grandi azioni di chi riesce a influenzare, ma anche di chi accoglie questa influenza quando essa stessa è indispensabile per far sopravvivere la vita sul pianeta blu.
Appuntamento al prossimo sciopero del clima!

Fridays For Future richieste a Governi e Scienza

Cosa chiedono gli attivisti di Fridays for Future