Bioqualità: La vostra azienda è situata in una zona dell’Emilia Romagna che conosciamo molto bene, la cosiddetta Bassa, che è vocata all’agricoltura come ben descritto sul vostro sito. Spicca il vostro impegno ambientale già dal 1980, anno di fondazione della vostra attività, in un’area agricola trattata a pesticidi e con terreni sempre più depauperati di biodiversità. Funghi Valentina decide per una coltivazione pulita, senza diserbanti e in serra. Raccontiamo a StorieBio i motivi e le tappe di questa scelta.

Funghi Valentina: Oriano Borghi coltivava a Minerbio il terreno con le colture estensive, insieme a suo padre: frutteto, patate, fragole. Siamo negli anni ’70 e all’epoca la campagna era costellata, più che dai tipici odori e colori, dalle fumate delle botti che spargevano gli antiparassitari: gialle, blu, verdi, ecc..
Era il primo a risentirne fisicamente e notava anche che l’odore e il sapore dei prodotti non erano più quelli con cui era cresciuto.
Le annualità in campagna subivano vari flagelli come grandine, siccità, alluvioni, malattie…determinando una forte instabilità nel progettare una crescita agricola e degli investimenti. Questo background ha fatto da starter ad Oriano, quando arriva in Italia a fine anni ’70 la fungicoltura intensiva in serra. Una coltura a rapida crescita, ripetibile molte volte, protetta da serre.
Poter restare nel proprio territorio e vivere di agricoltura era il suo sogno. Una coltura sicura canalizzò lo spirito imprenditoriale e la sua mission diventò quella di fare un prodotto buono da mangiare. Nel 1980 nasce la Funghi Valentina.

BQ: I vostri funghi richiedono la presenza di operatori molto competenti e formati, in gran numero e che controllano tutte le fasi della filiera. Si tratta di un lavoro delicato e complesso, che ricrea le condizioni in cui cresce il fungo in natura e che avete deciso di qualificare anche attraverso certificazioni volontarie e di prodotto biologico. Come formate il personale e a che livello di qualità avete innalzato il vostro prodotto?

F.V.: La globalizzazione ha investito la nostra azienda nel 2000, quando il turn over portò all’assunzione dei primi stranieri. Da lì abbiamo fatto molta strada: 18 stanze di coltura, 10.000 metri quadri coperti, ma apparve chiaro che con la gestione del cliente interno doveva evolversi anche il nostro modo di organizzare e formare. Abbiamo fatto diversi corsi sulla leadership e la comunicazione e trovato nuovi codici di linguaggio e standardizzazione del lavoro. Il processo è stato ridisegnato permettendo di trasferire, nonostante la barriera linguistica e culturale, il concetto di qualità.
I nostri operatori infatti (ad oggi 120 addetti di raccolta e magazzino, di cui il 90% donne, 95% stranieri, di 7 nazionalità e 3 religioni), per apprendere in maniera corretta efficace ed efficiente come raccogliere i funghi sul letto di coltura impiegano dai 6 ai 12 mesi. Questo perché si deve raccogliere il prodotto al momento giusto e capire quale è pronto; altrimenti non solo si danneggia la confezione che viene riempita e composta, ma anche la fruttificazione successiva.
I sistemi di Certificazione Volontaria (Iso 9000, 14000, 22005, Emas, Ifs, Carbon Foodprint) ci hanno aiutato molto in questo processo, supportato da un sistema di tracciabilità innovativo, creato appositamente sulle nostre esigenze e unico in Europa.

BQ: Funghi Valentina, coerentemente con le proprie scelte aziendali, ha molto a cuore il rispetto ambientale. Siete molto avanzati in fatto di sostenibilità, tanto da avere una fungaia bio certificata Carbon Footprint e PEF (Product Environmental Footprint). Quali scelte avete compiuto in passato e quali farete in futuro in termini di sostenibilità ambientale e produttiva?

F.V.: Quando si lavora nel rispetto dell’ambiente e del territorio le cose vengono da sé, si armonizzano le costruzioni nel verde, si piantano molti alberi a fare da protezione dalle intemperie, si fanno bacini di raccolta e riutilizzo dell’acqua, il depuratore a fanghi biologico, si produce energia con pannelli solari, si igienizza con acqua calda di risulta dal processo di climatizzazione e con detergenti a tensioattivi naturali, si essicca il prodotto a basse temperature. Diventa un modo di pensare. Per il presente e il futuro abbiamo appena terminato la costruzione di un’area interamente dedicata al biologico.

Intervista Funghi Valentina Bioqualità

Simona Riccio: Sempre più i consumatori chiedono informazioni sui prodotti che consumano e spesso le aziende non le forniscono in maniera esaustiva. In che modo e attraverso quali metodi comunicate un prodotto come il vostro?

F.V.: Mettere al centro la filiera e comunicare la tracciabilità del prodotto è per noi uno strumento di massima trasparenza. Come azienda, da autunno alla primavera, apriamo l’area degustazione presso la vendita diretta aziendale. Aprendo la nostra Azienda al consumatore, cerchiamo di trasferire i concetti di territorio, agricoltura e nutrizione contenuti nel prataiolo che sono proprio alla base fondamentale del lavoro della Funghi Valentina. La nostra passione viene raccontata a studenti e turisti attraverso degustazioni in azienda, che ovviamente può essere visitata in quelle occasioni. Oltre agli incontri in sede, cerchiamo di trasferire anche tutto attraverso il sito internet, abbiamo un blog ricco di ricette ed i social network, siamo certi che è fondamentale usarli per rendere partecipe della nostra cultura, i consumatori.

S.R.: Il vostro sito internet è ricco di informazioni, avete mai pensato di inserire immagini dei funghi che trattate andando a spiegarli al consumatore ed inserendo anche il vero storytelling?

F.V.: Il consumatore è ormai iper informato e ci siamo sicuramente resi conto che è necessario intervenire per migliorarci. Da tempo ci stiamo lavorando, in modo per essere pronti per il mese di settembre con delle novità che andranno sicuramente ad informare in maniera più completa il nostro consumatore ed attirarne ancora di più di potenziali.

S.R.: Dal sito, casa di ogni singola azienda, c’è solo il collegamento alla pagina Facebook. Non avete aperto altre piattaforme come per esempio Instagram, anche se in realtà è aperta ma non utilizzata, e YouTube perché non credete nel potenziale dei social network? Come coinvolgete i vostri consumatori ed i potenziali clienti?

F.V.: Il canale di YouTube è aperto, la pagina Facebook ed Instagram anche, ma ci rendiamo conto che, proprio perché credo molto nei social network, molte opportunità le dobbiamo ancora cavalcare. Stiamo solo facendo dei passi precedenti per rendere solida e vincente l’immagine gli strumenti da utilizzare…i costi sono tanti e stiamo facendo un pezzetto alla volta…

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